Lu' e le Mukke Pazze”

Di Federico Regini

 

Succederà… solo se facciamo entrare
le prime voci del mattino che ora
può arrivare”

(Bandabardò)

 

Federico Regini, arrivato alla quarta ristampa del suo libro “L'isola”, ha scritto un breve racconto dedicato alla memoria di Luana Rovini, indimenticabile giornalista, amica, della redazione elbana de II Tirreno, a un anno dalla prematura scomparsa.

 Un modo per dialogare con lei-dice lo scrittore- ho voluto ricordarla narrando un episodio significativo: quello dell'attribuzione del nome alla nostra band. “Mukke pazze”. Fu Luana a suggerilo dopo essere stata a Porto Azzurro per fare un servizio sul nostro gruppo di giovani che, increduli, ci godemmo, grazie a lei, un primo momento di notorietà, proprio per il suo pezzo giornalistico”. E' infatti ancora vivo in molti il ricordo di Lu', così veniva chiamata amichevolmente: è sempre in mezzo a noi, si nasconde dietro queste parole.

Elaborazione dall'originale 

Oggi è il 25 aprile, una giornata importante per chi crede nei valori che rappresenta, e come tutti gli anni pensavo di ritrovarmi a omaggiare quelle persone mai conosciute, che sono morte per regalarci un sogno, un sogno di libertà, pace e democrazia.

Possono sembrare parole retoriche perché abusate a sproposito ai giorni nostri, ma nella loro origine sono vere.

Invece sono su una strada che conosco appena insieme ad alcuni amici e molti altri che non conosco affatto.

Accompagniamo in leggero silenzio un’auto grigia, che procede lenta come una preghiera e svogliata come un saluto che non vorresti mai fare.

Il Sole per la prima volta dopo molti giorni ha cacciato la pioggia e splende sereno e forte nel cielo, scaldando quei volti umidi assorti in mille pensieri.

Il corteo arriva sopra una collina dove, tra il caldo del marmo e alcuni fili di erba sparsi, intorno dormono, dormono, dormono, tutti.

Ogni nome impresso è un raggio di Sole che ha scaldato dei cuori, ogni foto è un volto che ha donato un sorriso, di fronte si apre il mare color argento che si perde all’orizzonte, in lontananza la sagoma dell’Isola d’Elba si lascia ammirare, ferma e immobile come il silenzio che avvolge il posto.

Strano, un luogo di dolore e ricordo che riesce a infondere anche per un solo istante serenità.

Penso alla mia amica, sembra quasi sia volata in cielo la vigilia del 25 Aprile per godersi in pace questa data importante nella sua vita, libera, libera dal male.

Penso che oggi ci sia una persona in più da ricordare, una partigiana della "resistenza contemporanea", schierata sempre contro le ingiustizie, grandi o piccole che fossero.

Penso che il 25 aprile le appartenga, penso sia un giorno adatto per ricordarla, perché è il suo giorno, la rappresenta.

Pensieri, pensieri, pensieri si accavallano prepotenti, sconclusionati e pazzi, alzo gli occhi al cielo.

Questo maledetto e benedetto Sole mi esplode davanti come il suo eterno sorriso, il pensiero mi prende per mano come un fratello maggiore e mi porta inevitabilmente a molti anni prima.

 

Bah! Camminavo per il paese e rimuginavo sulla sera precedente, “Ti presento Luana una mia amica”. Ciao! Io sono Federico”, Ciao! Francesca mi ha parlato molto bene di voi e di quello che state facendo e ci teneva venissi a vedervi in anteprima” Troppo buona Francesca” ribatto sorridendo grato all'amica.Dispiace se resto a guardare?”

Figurati!” come dire di no, nonostante la vergogna, a quegli occhi curiosi e vivaci.

Luana fa la giornalista al Tirreno” .

..... Francesca” penso sorridendo sempre grato all'amica. Ti pare, portare una giornalista alle prove di uno pseudo gruppo di musicabareteatrale, che mai ha fatto o rappresentato qualcosa in giro, vergine su tutti i fronti, guidato da un bancario in crisi esistenziale e tre amici incoscienti che lo assecondano.      

Suonavano stivati nella stanza di Sergio adibita a sala prove, l'unico posto libero era un lettino dove la regista e la giornalista presero possesso, la prima con la sua aria amichevole e seriosa allo stesso tempo, l'altra solare e con una moleskina in mano pronta a prendere appunti.

Nooo!!! O cosa deve scrivere ora... o cosa le ha raccontato Francesca... non è possibile... ma non si è resa conto chi siamo... dè... mah... o come l'avrà convinta a venire... perché... bò...” ero leggermente confuso, ma la musica partì.

Come mi capita in questi casi, a parte l'agitazione iniziale, poi tutto il resto diventa nebbia e inizio a raccontare storie, non mi fermerei mai.

Intravidi solo la mano veloce della giornalista violentare la sua agenda e qualche gesto di Francesca a correggere qualche passaggio e le prove volarono via come rondini a primavera.

Uscimmo a bere qualcosa in un bar del centro storico, pur essendo fine agosto la sera non era male, una leggera brezza rinfrescava l'aria.

Birre ghiacciate per tutti, Luana mi scrutava interrogatoria dai suoi occhialetti “Insomma questa... questa cosa che avete preparato non l'avete mai rappresentata in giro?”.

Mi sciacquai la bocca con l'estratto di luppolo frizzante “Veramente io non ho mai fatto niente in pubblico, se escludiamo la Comunione e la Cresima e uno spogliarello a Barcellona”.

Dai! Uno spogliarello a Barcellona? Racconta”

No, no, scherzavo... nel senso una sciocchezza ai tempi della scuola”, mi salvai in corner, “Ammazza come prende tutto sul serio, se la lasci fare questa è peggio della macchina della verità” pensai.

Mi lasciò parlare dello spettacolo ideato per un bel po' di tempo, interrompendomi giusto per porre delle domande.

Non so cosa le raccontai, perché quando cerchi di spiegare qualcosa che hai appena realizzato generalmente ripeti lo stesso concetto all'esasperazione, per chiarirlo in primo luogo a te stesso e per riordinare i pensieri, considerando poi il tipo logorroico che sono, immagino le meteore che le devo aver vomitato quella sera.

Lei era impressionante, tra una sigaretta e un sorso di birra ascoltava... era davvero interessata a quello che dicevo.

Alla fine prese la parola “mi è piaciuto il pezzo sulla perdita di identità di una generazione, mentre bla, bla, bla, poi bla, bla”, in poco riuscì a sintetizzare il concetto del discorso e a trovare le parole che avrei voluto utilizzare io, quasi, quasi ci rimasi male.

Ci sentiamo domani per telefono così ti leggo il pezzo?”

Che pezzo!?”

Faccio l'articolo per la serata della prossima settimana”

Ma su di noi!?”

E certo! Avete fatto una bella cosa è giusto pubblicizzarla, altrimenti chi viene a vedervi”

Ma davvero ti è piaciuto?”

Sicuro, altrimenti sapevo come uscirne tranquillo, non sono mica obbligata”

No, no, vabbè, sai... pensavo...che... embè”

Embè lascia stare, sono sincera, dobbiamo valorizzare questo patrimonio locale di persone che si impegnano e realizzano qualcosa sull'isola, a volte in giro si vedono certe stronzate costate anche parecchi soldi e magari solo perché c'è dietro un nome devono essere belle per forza... ...Regini guarda se riesci a mandarmi una foto via mail”

Una foto? Nostra?”

Certo e di chi, magari non della comunione o dello spogliarello di Barcellona, una di voi che suonate”

Non ce l'ho mica”

Federicooo! Fatevela”

L'indomani riunione in casa di Sergio per realizzare una foto da inviare al giornale, lo studio di Oliviero Toscani era uno sgabuzzino in confronto al nostro.

Pentax manuale con autoscatto in dieci secondi, asciugamano da mare come scenografia da inserire dietro con palme macchiate di catrame e cielo azzurro scolorito.

Cappelli di paglia per dare un tocco esotico al risultato e pose rubate alle dive del calendario Pirelli.

Una foto di benvenuto a Gardaland dentro le sagome sarebbe venuta meglio, la nostra era davvero orrenda e non avendo la macchina digitale dovemmo sviluppare tutto il rotolino tra la gioia, del fotografo, e l'imbarazzo, nostro.

Lo scanner non funzionava, un volontario, Stix, la doveva consegnare.

Ci devo andare per forza a portare questa foto, guarda che non si può vedere, c'è da vergognarsi, meglio un rettangolo bianco, facciamo più figura e lasciamo spazio all'immaginazione”

Me lo ha detto ieri, pubblica un articolo sul Tirreno, cronaca dell'Elba, e vuole una foto”

Ma vaaa! Sarà una riga nella sezione degli appuntamenti” ribatté scettico Giorgini.

No! Luana ha detto che scrive proprio delle considerazioni sullo spettacolo”

Te ne rendi conto... un articolo sul Tirreno...”

Noi sul giornale... e non per furto”

Boia dè! Tanta roba... il mio nome sul giornale, e chi ce l'ha mai visto, anzi no, una volta ci sono stato tra altri quaranta, quando mi hanno menzionato tra le gocce di argento dei donatori dell'A.V.I.S.”

Tò!? Ora che mi ci fai pensare, il mio c'è stato scritto quando mi sono diplomato, ero il nono sulla colonna di destra”

Io vi batto, due volte, una per la donazione di sangue e l'altra per il diploma”...

 

(poi decidono di chiamare Il Tirreno per sapere)

Telefonai. Due squilli.

Prontooo Tirrenooo!”

Buonasera, mi chiamo Federico Regini e sono di Porto Azzurro, cortesemente è possibile e sempre se non disturbo, parlare con Luana Rovini”

Luana è fuori per un caffè, torna tra poco, le devo lasciar detto qualcosa?”

No, no, niente, solo un saluto, grazie, mi scusi, arrivederci”

Ciao”.

Chiusi il telefono in preda all'ansia---- non feci in tempo a realizzare questo che si materializzò uno squillo.

Risposi.

Pronto!?”

Ciao Federico, sono Luana”

Scusami, scusami per prima, non volevo assolutamente romperti per la storia dell'articolo, guarda ti giuro, avevo chiamato solo perché non mi ricordavo come eravamo rimasti, metti che dovevo telefonare io e te allora avresti pensato ma guarda questo, così per fugare i dubbi ho telefonato... scusami di nuovo”

Tranquillo, tranquillo, hai chiamato dove?”

?!”

Pronto ci sei?”

Si, si, ho telefonato al giornale”

Se ne devono essere scordati, non mi hanno riferito niente, vabbè, volevo leggerti l'articolo hai un minuto?”

Un minuto? Avevo una giornata... pensa te lo aveva già scritto “Dè... a bestia, vai, vai, vai”.

Nemmeno sul Mucchio Selvaggio avrebbero recensito lo spettacolo in questa maniera, ero orgoglioso e felice, in confidenza anche emozionato, le sue parole erano vere, si sentiva.

Se non ti torna qualcosa dimmelo”

Io?... no, no.”

A proposito, abbiamo detto tutto, ma il nome del gruppo?”

Quale?”

Federico ma ci sei? Il vostro, non mi hai mai comunicato come vi chiamate”

Boh!?”

Come! Non avete un nome?” risata dall'altra parte della cornetta.

Avevamo pensato a molte cose ma no a un nome preciso, c'era qualche idea e gliela confidai.

Pensavamo a Federigo e los amigos”

Pausa, silenzio, risata trattenuta “Federicooo...”.

Aveva ragione, nome bruttissimo, tipo musicanti di liscio per infami balere.

Ehm!... Si effettivamente tanto per dire, c'erano anche dei nomi ironici legati agli animali, tipo i Tori Incatenati, sai invece di scatenati, potrebbe apparire simpatico”

Si, si, appare, appare simpatico con una magia... ma non te la prenderai mica?”

Seee figurati, è che non abbiamo le idee chiare, ci piaceva anche qualcosa attinente alla realtà, tipo - La sindrome della mucca pazza - presenta - Viaggio in America -, ma dè non torna nemmeno questo”

Ok! Trovato, vi chiamerete le Mukke Pazze, al posto delle due C e dell'H due K, il nome suona bene, moderno, di protesta e legato a problemi attuali come le vostre tematiche, ti piace?”

Perfetto, geniale, bellissimo, esatto, unico, eccezionale veramente”.

Chiusi quella conversazione con la consapevolezza di avere il nome più grande, più forte, più esatto per un gruppo.

Un gruppo con quel nome era destinato a sfondare al pari dei Pink Floyd, Beatles, Pooh, Cugini di Campagna, Collage, era nel suo Dna, già un nome azzeccato entra nella testa delle persone e non si cancella facilmente.

Sicuro che qualcuno ce lo avrebbe voluto rubare, figurati se i Negrita non avrebbero desiderato chiamarsi le Mukke Pazze, così i Tiromancino, Zampaglione me lo immagino prendersi a morsi le mani dalla rabbia e la Gerini avrebbe preferito uno di noi, dè per forza, vuoi mettere stare con una Mukka Pazza.

Signori e signori a voi le Mukke Pazze” un boato da stadio riecheggio nella mia mente.

Pensavo già alle magliette, al merchandising, il nome anche per scritto rende bene, il cappellino con il logo della mucca rincoglionita ci stava alla grande, avremmo organizzato concerti a scopi benefici per i malati e per la ricerca sulla sindrome da Mucca Pazza, che la tengono appositamente nascosta.

C'era da organizzare il tour mondiale, perché quel nome era perfetto anche all'estero, la doppia K poi è internazionale, dovevo solo riadattare e tradurre i testi, una sciocchezza.

Insomma con quel nome inventato da Luana c'era da lavorare parecchio... sopratutto di fantasia e di sogni... e sugli ultimi non ci sono cazzi che tengono, non mi batte nessuno.

Sono passati circa dieci anni da quel giorno, Lu’ mi ha donato un sogno, posso solo ricambiare con un pensiero semplice e sincero.

Ciao Lu', che le stelle siano le custodi e la notte la cassaforte del tuo sorriso.

  Lu'

 

Federico 25/04/2009

 

 

 

 

 

 

CIRCOLO CULTURALE SANDRO PERTINI dell’isola d’Elba Presidente onoraria Diomira Pertini

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