PRESENTATO IL LIBRO “DIARIO DALL'INFERNO”, UN MESSAGGIO DI SPERANZA PER UN FUTURO MIGLIORE

Foto: La lettura di alcuni brani del Diario

DA SIN. FANETTI, BRAMANTI, TIRELLI

SEGUIRANNO ALTRE FOTO

PORTOFERRAIO. Adolfo Tirelli si è commosso mentre leggeva alcuni brani del "Diario dall'inferno", il libro scritto da Romolo Fanetti, il compianto ufficiale di dogana della Finanza della città medicea, un testo edito da Belforte. Anche una bella ragazza che ha partecipato alla serata, sotto i portici presso "Il Libraio", aveva gli occhi lucidi nel sentire la storia. Il racconto del finanziere è emozionate e coinvolgente e narra l'incredibile e tremenda sua vita di deportato dai nazisti. Una ventina di persone sono state presenti e hanno avuto la bontà di non essere attratti, quella sera, dalla "Notte blu" di Porto Azzurro (c'è chi ha impiegato due ore per raggiungere quella meta di svago) e quel martedì si poteva anche andare alla serata di San Piero dedicata al mitico De Andrè. Non solo, qualcuno dei presenti forse ha rinunciato alla premiazione artistica in memoria del pittore Giuseppe Lieto a Procchio o non si è lasciato tentare dalla televisione con in onda le sfide calcistiche di livello europeo. E' l'annoso problema degli eventi elbani non coordinati che si accavallano. Sono stato chiamato a illustrare il lavoro del Fanetti, come ex insegnante, forse anche come giornalista, ma soprattutto come rappresentante del circolo culturale Sandro Pertini.

Adolfo è stato coinvolto all'ultimo nel meeting, per sostituire un Adriano Pierulivo, attore-regista e poeta, trattenuto a Livorno da un impegno irrinunciabile. L'amico Tirelli è presidente della Sezione dei finanzieri in congedo dell'Elba ed ha portato pure, per l'occasione, la bandiera tricolore del loro gruppo; bandiera datata perché proprio Romolo, l'autore del libro, l'aveva voluta molti anni fa quando fondò l'associazione dei finanzieri a Portoferraio. Quindi un diario su una deportazione, una cronaca quasi giornaliera, vera, vissuta in prima persona da chi è stato coinvolto nel dramma nazista e nella guerra. Un testo che ha un grande valore storico e di documentazione, verificata dalle alte sfere militari, con premessa del generale Luciano Luciani, che deve senza dubbio trovare spazio ovunque e in particolare nella scuola. Non a caso ho voluto arrivare, alla fine della illustrazione, a tale concetto e infatti, nella conclusione due sono stati i tasti toccati, il mondo della scuola e un messaggio sulla pace di Pertini. Avendo insegnato per oltre trent'anni, non potevo non dire di quanto la scuola tratta i concetti della pace, per educare ad opporsi ad un mondo fatto di guerre e ingiustizie. Purtroppo il film di questi 2013 anni racconta proprio la passione di molti potenti per i conflitti. Si sa, la guerra è pure un business.

Un piccolo antefatto su ciò. Alla vigilia dell'incontro serale, mi sono imbattuto in una mia vicina di casa piuttosto avvezza a scrivere, essendo poetessa, nonché ex insegnante: vale a dire la maestra Annamaria Carletti Marini, tra l'altro iscritta alla nostra associazione culturale. Nell'incontrarmi si diceva dell'appuntamento e mi ha detto che non se la sentiva di partecipare. Purtroppo da non molto è rimasta vedova. Però mi ha voluto consegnare un lavoro che proprio lei i suoi alunni avevano fatto, nel 1986, dedicato al bisogno di pace nel mondo. La maestra e i suoi ragazzi hanno realizzato un maxi libro 50 x70, in cui sono state raccolte testimonianze sulla deportazione, ricerche sulla guerra, articoli di giornali, approfondimenti di tutti i tipi per trattare il tema. Ecco che alla conclusione della serata ho proprio mostrato questo lavoro prezioso a testimonianza di impegni che sono diffusi tra i banchi delle aule, nella speranza di creare un mondo di adulti diversi da noi, che non abbiamo saputo opporsi ad una società che esprime troppa violenza e risulta largamente iniqua. Poi l'ultima conclusione l'ho lasciata a Sandro Pertini, ad un suo messaggio che riporto qui integralmente. Pertini ha partecipato a due guerre mondiali, alla Resistenza, è stato in carcere per motivi politici (anche all'Elba e a Pianosa) per oltre un decennio e contando il confino e l'espatrio clandestino, in pratica ha vissuto privo della libertà dal 1925 al 1943, quando Mussolini fu destituito. Ebbene un percorso di vita incredibile quello dell'avvocato nato a Stella, vicino a Savona, nel 1896. Un percorso che lo ha portato a capire pienamente che la guerra è la follia umana peggiore, ed ha puntato, da Presidente della Repubblica, sul disarmo universale controllato. Ecco il messaggio che lui dette a New York nel 1982 in un incontro alla Columbia University.

“Occorre moltiplicare a tutti i livelli le forme di contatto reciproco, per trarre il meglio dalle nostre comuni tradizioni e anche dalle nostre diversità....per il progresso e la pace di  tutta l’umanità. Occorre insomma, conoscerci meglio : Wolfang Goethe, in una mirabile poesia, narra di due viandanti che in una notte senza stelle vanno fianco a fianco e ognuno nasconde sotto l’ampio mantello una lucerna accesa, sicché l’uno avverte la presenza dell’altro, non dallo splendore della fiamma, ma dall’acre odore del fumo. Così accade nella vita per i singoli e per i popoli, gli uni avvertono la presenza degli altri, solo attraverso il fumo acre delle polemiche e dei contrasti. Se invece l’uno aprisse il suo animo all’altro, tutti costaterebbero che hanno le stesse esigenze e quindi le stesse aspirazioni. Non estranei l’uno all’altro si sentirebbero o peggio nemici, ma legati tutti allo stesso destino. Tutti i popoli della terra, affratellati, operino insieme per rendere la vita degna di essere vissuta. Esaltino la loro dignità nell’esaltazione della libertà e della pace".

Tornando indietro nella narrazione di questo incontro, dopo le dovute presentazioni, ho ribadito che la mia associazione da tempo sta cercando di realizzare un "Progetto memoria" a Portoferraio, d'intesa con il Comune, (era presente il presidente del consiglio comunale Nunzio Marotti), con l'Auser e in collaborazione con chiunque voglia partecipare, o fondendo l'iniziativa con altri che si stanno muovendo in direzione analoga. Un sogno? Chissà se un giorno si potrà entrare in certi locali pubblici, attrezzati opportunamente, e il visitatore potrà scoprire la storia della gente, vicende personali significative, episodi narrati, magari documentati con immagini, filmati e altro del genere, che dicono in definitiva della storia più vera, quella vissuta di persona. Un concetto che fa inorridire gli storici di professione, che ovviamente ammettono solo la storia ufficiale "scientifica". Non hanno torto, ad ognuno il proprio mestiere. Però sono convinto che la storia della gente, delle esperienze vissute, narrate con serietà, possa dare un contributo formativo e illuminante per tutti noi, testimonianze che possono regalare documenti di grande valore popolare. (*)

Dopo questa introduzione, siamo andati a vedere la scheda che avevo preparato per l'incontro, che aveva lo scopo di dire che il libro di Romolo è un documento di grande attualità. Spesso quando si va a parlare di 70 anni fa, di cose lontane ormai superate, si considerano solo ricordi del passato. Invece no. Il diario della deportazione delle vicende vissute da questo brigadiere di Finanza, che racconta appunto l'orrore della violenza nazista, l'orrore della guerra, è purtroppo ancora attuale. Non a caso la scheda di cui dicevo, conteneva un resoconto sull'esistenza di circa 60 Stati impegnati oggi in guerre nel nostro pianeta. Poi lo stampato accennava alla presenza di lager ancora in Cina e altrove. Quindi il messaggio lasciatoci da Romolo è un monito per il presente e per il futuro, e ci spinge verso l'obiettivo di una vita di pace per godersi le proprie famiglie, il lavoro, la propria terra. Aneliti reali della gente. Altro che guerra, altro che deportazione. Purtroppo tutto questo è considerato utopico: l'uomo è violento per sua natura e non ha ancora saputo trovare gli strumenti per rimediare a questi suoi limiti, che lo portano, attraverso un potere malato, a fare cose incredibili, vergognose indicibili, con quel "gioco" folle che si chiama guerra.

Dopo aver fatto queste considerazioni ci siamo calati sempre di più nel testo scritto a matita, a suo tempo dal Fanetti, a partire dall'8 settembre del 1943, composto da questo uomo nato a Siena nel 1910, poi trasferitosi all'isola d'Elba. Si era sposato ed aveva generato un bimbo, Egisto, proprio in quell'anno. Ma lui sottufficiale della Finanza a quella data era nella penisola balcanica, in guerra. Ecco che è sembrato opportuno a quel punto far parlare l'ex bambino che aveva un padre nei lager; ora Egisto è un settantenne che ricorda il genitore scomparso nel 1985. E Fanetti junior ha detto di un uomo buono, di un uomo che ha saputo dare tutto il suo amore alla famiglia e alla Patria; che gli parlava ogni tanto di questa terribile esperienza, che gli aveva lasciato strascichi pesanti sulla sua salute. Poi per entrare nel vivo del testo, come detto, Adolfo ha letto tre o quattro brani del libro per rendere l'idea di cosa abbia voluto dire vivere in prima persona una deportazione. Ha detto di momenti di tristezza e malinconia, di due periodi natalizi vissuti da Romolo nei campi di concentramento tedeschi. Ha detto purtroppo anche delle violenze atroci subite da Romolo e i suoi compagni in quelle situazioni assurde. Il compianto senese praticamente si può dire che sia stato un miracolato per essere sopravvissuto a tutto ciò . Lo ha sorretto tanto la fede e ce lo dice: era convinto di essersi salvato proprio grazie alle sue incessanti preghiere. Ne ha avuto del resto prova in decine di situazioni nei suoi due anni di prigionia, iniziata in pratica dopo quell'8 settembre, quando il suo reparto allo sbando è stato catturato, e iniziò un viaggiare a piedi e per treno, disumani, per circa un mese, giungendo infine a Brandenburgo il primo campo di concentramento in cui il nostro finanziere si è trovato, il 10 ottobre del 1943. La seconda tappa l'ha fatta a Bochalt dopo circa un mese, il terzo campo di martirio l'ha raggiunto il 6 novembre del 44 ad Haan, dove tra l'altro è iniziato un altro calvario nel calvario per Romolo. Si è ammalato per la mancanza forzata di igiene totale, che ha  determinato un'infezione della pelle in tutte le parti del corpo, con piaghe e pus abbondanti. Successivamente sarà ad Hemmertal, per passare poi all'ospedale di Hammer, viste le brutte condizioni in cui si trovava per quella malattia. E Romolo ebbe anche l'ardire di tentare la fuga il 20 ottobre del 44, ma fallì il tentativo miseramente. Ed ecco che si sviluppa ancora di più la sua prigionia. Deve subire la galera e poi il quinto lager di Hattingen, un KZ, una sigla che il brigadiere ci dice significava "criminali civili", criminali colpevoli di aver tentato la fuga da un campo di concentramento, per evitare evidentemente una molto probabile morte. Una fuga per disperazione, per cercare una alimentazione quasi normale, per porre fine alle umiliazioni e alle violenze di tutti i tipi, fisiche e morali. Una fuga per evitare il lavoro forzato cui era sottoposto e per tentare di scoprire cosa significasse la libertà, per lasciarsi la condizione di inerme nelle mani di folli. Quindi questo campo di concentramento, l'ultimo, parte dal 7 dicembre del 44. È in questa situazione le violenze su Romolo e i suoi compagni sono atroci, vengono frustati a sangue ripetutamente in più occasioni, senza motivo in pratica. Per fortuna non saranno molti tali mesi. Sta per giungere il fatidico 15 aprile del 1945, quando una jeep americana si presentò nei pressi dell'abitazione civile in cui si trovava a quel punto Romolo (il campo di concentramento era stato distrutto dalle bombe) dove viveva con i suoi compagni di sventura. "We are italian" seppe dire l'elbano di adozione, andando incontro a braccia aperte a questi soldati americani. La tortura, la denutrizione, la morte possibile ad ogni angolo, una vicenda folle era finita. Quindi, come dicevo prima, Adolfo ha letto, davanti al comandante attuale della Finanza elbana, Ottaviano Pinto, intervenuto all'incontro, quei brani dando l'idea del contenuto di quelle 100 pagine del libro e ha anche ricordato come Romolo abbia ricevuto onorificenze per il suo impegno nell'Arma dei finanzieri e per la deportazione, durante la quale, insieme a 1500 compagni di prigionia non cedette mai al regime nazista, che proponeva di passare dalla sua parte. Simonetta Rossi, una giornalista di Perugia presente ha fatto un apprezzato intervento sul tema.

L'evento culturale si è concluso con un brindisi e con la promessa di ripetere questo incontro con le scolaresche delle scuole superiori dell'isola d'Elba. Devono sapere di tali testimonianze e che wikipedia ci ricorda di come ben 32 milioni di prigionieri (civili e militari) morirono nei circa 3000 campi di concentramento sparsi in tutta la Germania.

 

(*) (vedasi lo spazio "Progetto memoria", in www.circolopertinielba.org).

http://circolopertinielba.org/progetto-memoria

 

ecco la scheda distribuita ai presenti

parte del pubblico nella fase iniziale

CIRCOLO CULTURALE SANDRO PERTINI DELL'ELBA


www.circolopertinielba.org

CELL . 3391996492

CONFLITTI ANCORA ATTIVI NEL MONDO

DAL SITO

http://www.guerrenelmondo.it/?page=static1258218333

AFRICA: (24 Stati e 117 tra milizie-guerrigliere, gruppi separatisti e altri) Punti Caldi: Darfur, Mali, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sudan, Sud Sudan

ASIA: (15 Stati e 116 tra milizie-guerriglieri, gruppi separatisti e altri) Punti Caldi: Corea del Nord, Corea del Sud, Afghanistan, Birmania-Myanmar, Pakistan

EUROPA: (8 Stati e 62 tra milizie-guerriglieri, gruppi separatisti e altri) Punti Caldi: Cecenia, Daghestan

MEDIO ORIENTE: (8 Stati e 116 tra milizie-guerriglieri, gruppi separatisti e altri) Punti Caldi: Iraq, Israele, Siria, Turchia, Yemen

AMERICHE: (5 Stati e 25 tra cartelli della droga, milizie-guerrigliere, gruppi separatisti e altri) Punti Caldi: Colombia, Messico

Stati coinvolti con i loro eserciti 60

Milizie-guerriglieri e gruppi separatisti 437

IN CINA SONO PRESENTI 1422 LAOGAI

CAMPI DI LAVORO FORZATI DOVE SI DICE SIA PRATICATA ANCHE LA TORTURA (DA WIKIPEDIA),

NELL' EX URSS SONO ESISTITI IL GULAG FINO AL 1960-GUANTANAMO-I CAMPI PROFUGHI-IL CASO KUTINA (*)

 

 


la bandiera dell'Anfi (associazione nazionale finanzieri d'Italia) sezione elbana fondata da Romolo Fanetti


(*) LA SCUOLA MEDIA PASCOLI DOVE PRESTAVO SERVZIO COME INSEGNANTE, ACCOLSE NEL 1994 UNA VENTINA DI RAGAZZI DEL CAMPO PROFUGHI DI KUTINA IN CROAZIA. ATTIVAI QUELLA ESPERIENZA -NATA DA ALCUNE ATTIVITA' DEDICATE ALLA SOLIDARIETA' AVVIATE CON LA COLLEGA RITA ROSSI - DOPO CONTATTI CON AMBASCIATE E SIMILI, LA COSA FU POSSIBILE. LA SCUOLA ACCOLSE NELLE CLASSI PER UN MESE I GIOVANI PROFUGHI E DUE LORO ACCOMPAGNATRICI. DIVERSE FAMIGLIE, TRA CUI I FANETTI, OSPITARONO I RAGAZZI IN CASA LORO. UN IMPEGNO CHE POI FU RIPETUTO E SI PROTRASSE PER ALCUNI ANNI CON AIUTI AL CAMPO PROFUGHI. ALCUNE FAMIGLIE HANNO ANCORA RAPPORTI CON QUEI BIMBI ORA TRENTENNI. DUE DI LORO, IGOR E JIULIANA, RIMASERO SULL'ISOLA PER SEMPRE, NELLA LORO FAMIGLIA "ADOTTIVA".

ecco due articoli che ricordano l'esperienza attuata dal 1994

Ragazzi slavi ospiti all'Elba per 20 giorni

30 giugno 1997 —   pagina -1   Il Tirreno - sezione: Piombino


MARCIANA MARINA - Torneranno, col mese di luglio, i giovani profughi slavi che anche quest'anno faranno una vacanza nella struttura della parrocchia di Santa Chiara, a Marciana Marina. Sono ormai quattro estati che decine di ragazzi della ex Jugoslavia vengono accolti all'Elba (arrivano direttamente dal campo profughi di Kutina, in Croazia). E gli organizzatori dell'esperienza - docenti e i genitori dell'apposito comitato, nato nella media Pascoli di Portoferraio, che garantisce le spese del lungo viaggio - hanno trovato un ulteriore sostegno all'iniziativa nella comunità marinese.”In pratica tutto il paese accoglie i giovani prodigandosi in loro favore - affermano proprio al comitato- don Luciano Polastri ha messo a disposizione una struttura parrocchiale in grado di accogliere circa venti ragazzi per i primi venti giorni di luglio, ma tanti cittadini si impegnano per l'organizzazione logistica necessaria”.

La storia di due ragazzi della ex Jugoslavia che da cinque anni vivono sull'isola Juli, Igor e i miracoli della solidarietà

06 aprile 1999 —   pagina -1   Il Tirreno- sezione: Piombino


MARCIANA MARINA. Hanno trascorso già cinque anni all'Elba due giovani originari della ex Jugoslavia, ospiti di due famiglie dell'isola. E mentre sul loro paese d'origine siabbattono nuove tragedie,questi due ragazzi possonostudiare e fare sport come tuttigli adolescenti dovrebberopoter fare. Uno dei ?miracoli? della solidariet?. Juljana e Igor raggiunsero l'Elba nel 1994, grazie all'iniziativa promossa da un gruppo di studenti della ex 3a F della media Pascoli di Portoferraio che che proposero una sorta di gemellaggio con il campo profughi di Kutina, dove vivevano centinaia di famiglie, per fra venire all'Elba studenti slavi. “Partì quindi l'azione di contatto - racconta Paola Berti del comitato che si formò per gestire l'esperienza, assieme a enti locali e volontari – e ogni estate una trentina di giovani venivano ospitati da famiglie elbane o dalla parrocchia di Marciana Marina e inviavamo aiuti nella ex Jugoslavia. Poi - prosegue - due famiglie hanno accolto in modo permanente Igor e Juljana per consentire loro di studiare all'Elba”. E sitratta della famiglia di Remo e Giuseppina Mazzei che hanno accolto la ragazza e di quella di Mauro Palmieri, portoferraiese, che ospita il giovane. Juljana ha quasi 19 anni, frequenta la 4a ragioneria all'istituto Cerboni e ha ben legato con l'ambiente marinese ed elbano in genere. Igor, 17 anni, frequenta il liceo scientifico Foresi e milita nel team di pallacanestro del Conad Elba, nella categoria Cadetti guidata da Andrea Miliani, e la giovane ala-pivot si fa notare per i progressi tecnici nel campionato provinciale.(stefano bramanti)

 

 



CIRCOLO CULTURALE SANDRO PERTINI dell’isola d’Elba Presidente onoraria Diomira Pertini

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