Perché il palazzo comunale portoferraiese si chiama "La Biscotteria"

Scritto da Marcello Camici Lunedì, 08 Luglio 2013 08:46
DA ELBAREPORT
 

E’ il nome che ha l’attuale edificio dove è ubicato il municipio del comune di Portoferraio:palazzo della biscotteria.
Fu edificato intorno al 1558 su progetto di Giovanni Camerini per produrvi il “biscotto”: il pane per “le ciurme delle galere e per i lavoranti delle opere” della edificanda Cosmopoli. Camerini, architetto militare, su ordine di Cosimo I dei Medici  eseguì il progetto affinchè fosse capace di fare “1000 cantora di biscotto al mese”. Morì a Portoferraio nel 1570.
Con un disegno di inchiostro su carta, Il Camerini crea il progetto del “sito di biscotteria“ e nella legenda di tale disegno spiega il progetto.
Il “sito di biscotteria” ha una geometria quadrangolare perfetta: quattro lati tutti eguali con relativi angoli.
Si entra dentro dal lato del quadrato che guarda verso la piazza d’arme, con una sola entrata  “…l'entrata con suo andito che ha due porte, una in principio e l'altra infine del androne quale è in volta”
All’entrata, fa seguito poi un cortile “…Cortile, dove col tempo quando piacerà a V.E.I. vi starebbe bene una Citerna grande et apoi lastricarlo perchè vi concorre gran copia dacqua piovendovi sopra tutte le gronde de’ tetti”.
Dietro il Cortile, il Camerini pone “…Loggia ho ricetto davanti alle bocche de’ forni  el di sopra è in volta: su la quale è uno stanzone per mettervi  biscotto”.
Dentro questa Loggia si aprono le bocche di forni “..sito delli otto forni che sono a capacità di fare per ciascuno :quattro cantare di biscotto el giorno et sopra essi vi è il loco caldano et sopra esso al terzo grado una stanza detta(….)  per tenersi le farine”
Il luogo ,dunque, dove erano ubicati i forni è quello che oggi corrisponde al lato prospiciente su via Gori.
Qui a piano terra sono poste le bocche dei forni,sopra è “il loco caldano” e sopra ancora al “terzo grado” una stanza “per tenersi le farine”.
Sui lati del quadrato del “sito della biscotteria” che oggi sono prospicienti l’uno verso via Bechi e l’altro verso la banca Monte dei Paschi di Siena,il Camerini pone “…stanza per biscotti ,grani et altro eccetto il piano che va basso dove sono e’ tramezzi rossi che oggi vi sono mulini a secco le dua stanze delli dua palchi di sopra sono senza tramezzi et grande quanto la di riscontro”.E’ in questa parte del sito che Camerini pone i magazzini per il grano e per il biscotto prodotto.
E’ ancora in questa parte che l’architetto di Cosimo pone le cantine “ …lentrate della cantine una per di fuora et l’altra per di dentro le quali vanno luna nel altra da tre bande dello edifizio di lunghezza in tutto b. 106 et larghe 10:sono luminose con loro smalti et bottini da ricorre vini quando se ne versassi: e altri ve ne sono per smaltire acque per servizi desse”
Nel lato del quadrato che guarda verso la piazza d’arme ed ha l’ingresso  che ancora attualmente esiste,il Camerini  pone appartamenti di qua e di la e sopra la porta d’ingresso “dua appartamenti per loggiare: e ancora loro hanno trentd’astanze sopra luna alaltra et le camere de conti e alcune altre bisognando possono ancora loro servire per le munizioni”.
Tutto quanto è stato ben descritto da Vincenzo Coresi del Bruno che nel suo manoscritto così si esprime”…vicino alla piazza d’arme fabbricarono un gran palazzo con cantine sotterranee,stanzoni per più usi,forni grandi per cuocere il pane ,caldane, arsenali,armeria,farineria e più quartieri per i ministri  sì come per scrittori per computisti,alloggio per il provveditore delle Fabbriche e Camarlinghi.E perché nei suddetti forni si cuoceva il biscotto per ciurme delle galere e per i lavoranti delle opere ,ai quali si dspensava giornalmente,la nominarono la Biscotteria.Entro di questa ancora ci sta tutto il denaro del Principe assai ben custodito e guardato .La detta fabbrica è assai magnifica,assai alta di mura con cortile in mezzo al quale è posta una bellissima cisterna.Entro detto palazzo o vogliam dire per meglio intenderci,Biscotteria,non si può entrare che per un solo portone , e questo per maggior sicurezza di quanto vi si conserva…”
“Fabbrica”, Palazzo della Biscotteria, dove giornalmente era cotto  il “biscotto per le ciurme delle galere e per i lavoranti delle opere”.Questa non era la principale funzione assegnata dal Camerini a tale “Fabbrica”ma certamente era la  più conosciuta e popolare da qui il nome.
Le altre funzioni erano quelle di armeria, magazzino, cantina, alloggio per i funzionari dirigenti nonché “le camere de conti”.
Tali e tante funzioni, specie quella della produzione del “biscotto” avevano bisogno anche di avere acqua a disposizione .
Non a caso il Camerini  scrive “…Cortile, dove col tempo quando piacerà a V.E.I. vi starebbe bene una Citerna grande …”

Marcello Camici

 

SPESE PER IL CULTO

 

Dopo la caduta di Napoleone,ripristinato il governo granducale sull’isola d’Elba ed insediatasi la nuova Magistratura Comunitativa di Portoferraio questa,nell’adunanza del 15 gennaio 1816, procede a deliberare le spese comunitative in cui sono incluse anche quelle per il culto “…stanziano la consueta annua prestazione di lire centocinquanta da pagarsi alla Venerabile Confraternita della Misericordia nella ricorrenza della festa del Glorioso Martire S. Cristino Patrono principale di questa città,che cade il secondo giorno di aprile; e mandato il partito ottenne per voti favorevoli 5;contrari nessuno.Item stanziano la consueta spesa di circa lire cinquantasei per la provvista di Cera per il Magistrato e i Ministri nella ricorrenza delle annuali solenni Processioni; con partito di voti favorevoli 5; contrari nessuno” (Partiti dal 22 dicembre 1815 aql 27 dicembre 1817,(24) E6.Carta 14.ASCP ).

Ciò non deve destare meraviglia.

La Toscana granducale oltre ad essere cattolicissimae confinante col potente stato pontificio,col granduca Pietro Leopoldo ,alla fine del settecento ,aveva avviato un progetto di riforme mirato a modificare gli antichi assetti statutari e municipali che i Lorena avevano trovato applicati al momento del loro arrivo in Toscana derivanti dalla dinastia dei Medici.Tali nuovi assetti municipali si basavano su regolamenti .Questi regolamenti disciplinavano e definivano ,per le singole comunità distribuite sul territorio granducale, i criteri di formazione e di funzionamento dei nuovi organi di governo comunitativo locale.

Il principio cui si uniformavano i regolamenti era quello che gli affari economici devono essere diretti ed amministrati da coloro che vi hanno il principale interesse .

I soggetti identificati che dovevano avere il principale interesse erano i possidenti di beni immobili: era questo il segmento di popolazione dal quale attingere le forze per selezionare un nuovo e più attivo ceto dirigente locale.

I possidenti,per essere tali, dovevano essere documentati in appositi registri ed essere in regola col pagamento delle tasse

Da qui sorse il sistema dell’imborsazione nella scelta di questo ceto dirigente locale.

Tra i possidenti non erano esclusi gli immobili eccelesiastici: ecco ,dunque, come trovano spiegazione le spese per il culto della magistratura comunitativa di Portoferraio subito dopo la restaurazione granducale.

A Portoferraio,il curato oltre a svolgere le funzioni sue proprie inerenti al culto svolgeva anche la importante funzione di emettere il ‘ certificato di miserabilità’ che consentiva insieme a quello di inabilità.emesso dal medico, di potere accedere alle prestazioni sanitarie gratuite.

Sempre nella stessa adunanza di cui sopra del 15 gennaio 1816 la Magistratura Comunitativa di Portoferraio delibera “ provisione al primo Vice Curato Sig. Don Gio Batta Allori lire trecentocinquanta sette .Provisione al secondo Vice Curato Sig. Don Simone Capocchi lire trecentocinquantasette. Detta al Segretario Sig. Don Gio Batta Allori lire dugentoquaranta. Detta al Servo Pasquale Montauti lire dugentoquaranta.Salario ai due Becchini lire ottantaquattro per ciascheduno.

Elemosina al Predicatore della Quaresima lire trecentocinquantasette” (Idem come sopra.Carta 16.ASCP) .

“Il Predicatore della Quaresima” rappresenta un’altra figura del culto per la quale ogni anno è coinvolta la Magistratura Comunitativa di Portoferraio ed indica come gli “affari religiosi” fossero commisti con quelli laici dell’amministrazione “Inerendo ai rilievi contenuti nella Lettera del Molto Reverendo Sig. Andrea Burlini Arciprete e Parroco di questa città convengono che il Reverendo Sig Canonico Enrico Bianconi sia riconosciuto ed ammesso a predicare nella Quaresima di questo anno la Divina Parola nella chiesa Arcipretale di questa Città et ordinano pagarsi al medesimo la consueta elemosina di lire trecento cinquantasette tostochè avrà ultimato il suo Apostolico Ministero.Il Tutto convalidano con partito di voti favorevoli 5.Contrari nessuno” (Idem come sopra.Carta19.ASCP) .

Al reverendo poi spettava anche una indennità per l’alloggio “Sentita l’istanza del Molto Reverendo Don Andrea Burlini con cui richiede gli siano pagati anche in questo anno i franchi trecento per l’indennità di alloggio come gli veniva accordato sotto il cessato governo.Riscontrato che anche al tempo del ripristinato Governo Toscano la Loro Comunità aveva l’aggravio di provedere l’abitazione del Parroco.Deliberano e stanziano franchi 300, o siano lire trecentocinquanta sette, et ordinano pagarsi al Sig. Arciprete Burlini per la consueta indennità d’alloggio del corrente anno 1816.Con partito di voti favorevoli 5;contrari nessuno” (Idem come sopra.Carta 25.ASCP).

Come sopra accennato spettava al Curato l’importante funzione di certificare lo stato di miserabilità e di povertà quando questo veniva richiesto: tale certificato consentiva a chi l’otteneva ,insieme a quello d’inabilità,di pertinenza medica, poter avere cure sanitarie gratuite.

La Magistratura Comunitativa di Portoferraio discute sul “certificato di povertà ai coniugi Giannessi…inerendo all’istanza dichiarano che Giuseppe Giannessi e Pasqua Rosa Chiappi coniugi dimoranti in questa Comunità possono a tutti gli effetti annoverarsi nella Classe dei Poveri come certifica ancora il Parroco con l’attestato rilasciato il dì 16 febbraio stante.E ciò convalidano con legittimo Partito di voti favorevoli 5.Contrari nessuno” (Idem come sopra.Carta 31.ASCP).

La Magistratura Comunitativa discute di spese da sostenere per il culto più di quanto si possa credere.

Luglio 1816 “solita prestazione alla Compagnia della Misericordia per la festa del Santo Patrono lire 150,per le solenni processioni ed altre spese lire 400” (Idem come sopra.Carta 70.ASCP).

Nel giugno del 1817 “..item con partito di voti favorevoli tutti stanziano a favore di Vincenzo Gaudiano lire sedici per costo di n. 8 torce servite per la processione del Corpus Domini da pagarsi sull’art 52 del bilancio di spesa”(Idem come sopra.Carta 139.ASCP).

Ho accennato che “il predicatore della quaresima” era una figura del culto che ogni anno era prescelto con votazione dalla Magistratura Comunitativa per predicare “la Divina Parola” tra i “postulanti” che ogni anno ne facevano richiesta , come nel 27 giugno 1817 dove il Cancelliere Guidoni scrive “Partecipata ad Essi Sig.ri Coadunati la lettera del Sig Don Giuseppe Grandolfi Vicario Delegato con la quale in nome del medesimo Vicario Generale e Capitolare di Massa presenta per Predicatore della futura Quaresima del 1818 il Sig.Don Francesco Bovini proposto della Cattedrale di Montalcino per ottenerne la nomina.

Sentiti dal Sig. Gonfaloniere che oltre il Bovini Proposto eravi un altro postulante nel Sig. Don Pietro Damiani onde consigliato quanto con Partito di voti cinque stabiliscono di mandare separatamente a partito segreto i suddetti Postulanti ,dichiarando che dovrà intendersi prescelto a predicare la Divina Parola ,nella Chiesa Arcipretale di Portoferraio con l’Elemosina di lire dugento sessantasei soldi 13 denari 4 quello che riporterà maggiori voti e quindi mandano a Partito.

Il Sig.D.Pietro Damiani riportò v.f. 3. Contrari 2

Il Sig.Proposto Bovini riportò v.f. 2.Contrari 3

E in tal guisa rimase prescelto come sopra il Sig. Don Pietro Damiani” (Idem come sopra.Carta 146-147.ASCP).

Nelle spese per il culto che la Magistratura era chiamata a sostenere v’erano poi quelle relative alle spese minute come nell’agosto del 1817 “Item fattole presente la domanda avanzata dall’Ill.mo Sig. Proved. Dell’Uffizio dei Fossi di Pisa dal sacerdote Don Gio Batta Allori Cappellano Curato di questa Chiesa Arcipretale,con la quale reclama il rimborso delle spese dal medesimo anticipate nel caduto anno 1816 per l’Ostie,il Vino,imbiancature di Arredi Sacri ed altre spese minute per servizio della Sagrestia di detta Chiesa a carico della Comunità Loro;Considerando che queste spese sono state sempre a carico della Comunità per mancanza di assegnamento in cui trovasi detta Chiesa.Che nell’anno passato non furono portate nel Bilancio di Previsione per semplice equivoco della Commissione incaricata della formazione dei Bilanci di Previsione delle Comunità dell’isola,che li considerarono la sola spesa dell’olio,che questa spesa compresa l’olio era solita collocarsi negli anni antecedenti in lire trecento venti,ma che essendo stato nell’annno passato saldato l’importare dell’olio dal Sig. Mori e giusto abbuonarsi al medesimo per la massa di rispetto la domandata somma di lire 240.Deliberano riconoscendo giusta la predetta domanda del sacerdote Allori stanziarono a favore del medesimo la predetta somma di lire dugento quaranta da prelevarsi sulla Massa di rispetto salva l’approvazione del Sig. Provveditore :con partito di voti cinque tutti favorevoli(pg 153-154) …..sentita l’Istanza Verbale del Sagrestano Sig.Gio Batta Allori con la quale domanda l’importare del saldo di altre tre torce fornite nella Processione del Corpus Domini a diverse impigetae per non esserne trovate altre dal Sig.Guardiano,stanziarono al medesimo lire sei da pagarsi sull’art. delle Offerte Pie ;con partito di voti 5 neri tutti favorevoli( Idem come sopra.Carta160.ASCP)

La commistione tra affari religiosi e laici era talmente elevata che nel comune di Marciana il reverendo aveva assunto la carica di Camarlingo,carica che viene però contestata dall’Uffizio dei Fossi di Pisa con una lettera inviata alla cancelleria unica per le quattro comunità, sita in Portoferraio “Avendo reso conto all’I.R.Governo di altri casi simili a quello in cui si trova il Camarlingo Comunitativo di Marciana Don Giovanni Lupi per ottenere la conferma in tal impiego per il futuro triennio è stata assolutamente denegata una tal grazia,cosicchè in queste ragioni io non sono in grado di impetrare la Sovrana Approvazione al Perito del magistrato di Marciana…in conseguenza V.Eccellenza procederà a farne una nuova terna a forma degli ordini vigilanti. Devotissimo Servitore F. Dal Borgo” (Corrispondenza con Uffizio Fossi di Pisa 1815-1817.C 60.Carta 279.ASCP) .

Nel bilancio di previsione della Magistratura Comunitativa di Portoferraio le spese per il culto per l’anno 1816 ammontavano a lire 1974.Furono ritenute eccessive dall”I.R.Governo” che intervenne per ridurle.

 

Marcello Camici

 

ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio

 

CIRCOLO CULTURALE SANDRO PERTINI dell’isola d’Elba Presidente onoraria Diomira Pertini

Questo sito utilizza cookie utili a migliorare la consultazione delle nostre offerte.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento, acconsenti all’uso dei cookie.