PROGETTO MEMORIA


Creiamo un nuovo spazio all'interno del sito del circolo Pertini, dedicato al "Progetto memoria", impegno che viene da lontano e precisamente dal mondo della scuola; un piano culturale fatto proprio dalla nostra associazione per tentare, magari insieme ad altri enti, di creare un vero e proprio "Museo della memoria", o "Museo della gente", fatto di testimonianze di persone in grado di dare un contributo alla ricostruzione, in modo diretto, della storia locale di questi ultimi decenni. L'iniziativa sorse nella scuola media Pascoli alcuni anni fa e diversi studenti coinvolsero parenti, nonni, zii, genitori. Li intervistarono e produssero documenti di sicuro interesse e valore didattico e sociale. Certi testimoni del tempo furono convocati nella scuola come il pretore Della Valle, Taddeo Taddei Castelli, Mario Castells, Giuliana Forensi e altri.

Invitiamo chiunque a contribuire inviandoci la propria storia, la propria testimonianza e potremo qui fare un'ampia raccolta di questi documenti che possono essere colmi di scritti, immagini, foto e altro. Puntiamo anche realizzare un Cd conseguente che distribuiremo e una pubblicazione. Iniziamo col rendere noto il lavoro di Violetta Amore, forse uno dei lavori di maggior valore. Chi avrà avuto la bontà di leggere questo affascinante documento di 32 pagine, è pregato di inviare un commento.



17 GIUGNO 1944


Lo scritto è copia conforme all'originale di conseguenza tutti gli errori di scrittura e ortografia sono stati consapevolmente lasciati per non alterare il documento.

Da dove vi erano stanziati i tedeschi per circa nove mesi, che con continue sorprese di ricognizioni di aerei nemici, di fuochi di bengala, di razzi che illuminavano come in pieno giorno le notti più buie, finalmente il rombo del cannone improvvisamente ci svegliò. Comparvero le navi americane su un'alba fresca per la brezza mattutina causa un abbassamento di temperatura erano le ore tre; al largo di monte Tambone latitudine sud-ovest della penisola laconese della Fonza ,che divide con quella di Capo di Stella i due golfi di Margidore e di Moletto. Mentre tutte le altre erano in silenzio ed in attesa, schierate ed allineate, una di esse aprì un fuoco micidiale ed ininterrotto di grossi calibri, che durò senza tregua e posa, fino allo spuntare dell'aurora dell'indomani contro le batterie tedesche situate sopra Colle Reciso ed altre località che munite di obici da centoquarantanove, rispondevano ma invano, efficacemente al fuoco. Numerosi apparecchi da bombardamento e da ricognizione volavano da una parte all'altra ad alta e bassa quota per scovarle e metterle fuori di combattimento. Nel corso della giornata truppe da sbarco formate per la maggior parte di Marocchini e di Senegalesi; insieme ai Francesi dalle cui navi l'avevano obbligati a discendere con le rivoltelle alla mano, concedendogli prima libertà per ventiquattr'ore; discesero a terra su la spiaggia di Marina di Campo minata; molti ne saltarono in aria, che in seguito vennero sepolti dentro un fossone; gli altri si arrampicarono su per la montagna ed attraverso precipizi e baratri d'ogni sorta,scavalcarono il Cocchero, e giunsero nel bassopiano di Lacuna dirigendosi alle baracche germaniche, che sorpresi nel sonno essendoci stato la sera innanzi una festa danzante con il concorso di numerose signorine mondane, gli svegliarono dopo aver aggredito le sentinelle con il lancio di bombe a mano e scariche di mitra. Presi quasi tutti alla sprovvista,ed impossibilitati a potersi difendere,e circondati, furono in buona parte fatti prigionieri o uccisi nella fuga se potevano o decapitati da feroci discendenti dei cannibali che neanche la sembianza avevano d'umano. Noi abitanti di detta zona e sfollati, ci rifugiammo dentro un vallone, esasperati dalla paura, e tra due fuochi di nord e di sud dentro buche scavate negli argini, che avevano nome di

Ricoveri preparati da qualche mese prima, nelle quali attendevamo dell'immane flagello i fatali avvenimenti. Così con l'animo agitato da mane a sera, una notte insonne, senza mangiare; già affranti dagli strapazzi fisici e morali, dalla denutrizione, dalle continue sofferenze e privazioni inaudite, e da una continua tensione nervosa, che rendeva ancora più gli animi eccitati nell'incertezza della propria vita rassegnata ormai a morire. Verso il crepuscolo del primo giorno, si vide apparire le prime pattuglie di neri; perlustrarono la valle da cima a fondo spararono dei colpi in aria per accertarsi che non vi fossero gli alemanni, altrimenti saremmo spacciati in loro vece, se avessero avanzato o scorciato il tiro. Tutti uscimmo fuori tremanti alzando le mani e gridando civili!... a mezzogiorno del dì seguente vennero i Francesi, gli danno la mano, e ci esortarono a "retourne a la maison" perché tuttora finito. Un grido rimbombò nella vallata evviva i nostri liberatori!... ritornammo alle nostre abitazioni, rimaste illese per puro miracolo, ma che recavano il segno di numerosi fori; nei dintorni si poteva ammirare ciò che può essere la guerra di terra e d'infamia; tetti scoperchiati, animali morti colpiti dalle schegge, lontano nelle macchie, si udiva il crepitio delle cartucce che scoppiavano durante l'incendio delle medesime, dovunque una visione di sfacelo, di solitudine e di morte ma per i tedeschi fu quello che di più tragico possa esistere, tutto per ambizione di partito, di conquista, e di dominio. La domenica successiva si celebrò in chiesa una messa solenne, di ringraziamento per lo scampato pericolo, e vi parteciparono anche gli alleati; e ci lasciarono indisturbati esclusi altri luoghi che per amore o per forza, usarono violenze alle donne commettendo furti e ogni specie di cattive azioni. Ogni tanto qualche pallottola dispersa, fischiava attraverso i rami degli alberi, da dove eravamo nascosti, ignorandone la provenienza, si seppe poi trattarsi della flak una postazione in una macchia vicina. Un capo pezzo morì con tutti i suoi inservienti, macellato dallo scoppio dell'arma, riscaldata dal continuo sparare, che poi furono sepolti per senso di umanità, da dei contadini dentro un fossone, e muniti di maschere antigas, essendo tutti in uno stato d'avanzata putrefazione. Più tardi grosse formazioni di quadrimotori, ridussero all'impotenza l'avversario, ostinato a resistere inseguito e messo in fuga alle spalle dagli africani, abbandonò enorme bottino di armi, munizioni, vestiario, e viveri, ed alcuni morti sul terreno da essi arbitrariamente invaso.

AUTORE IGNOTO


Documento anonimo rinvenuto casualmente assieme ad altri dell'epoca.
Foto: sbarco degli alleati nella costa campese

090213

fonte

http://www.elbafortificata.it/1943-1944.htm

CIRCOLO CULTURALE SANDRO PERTINI dell’isola d’Elba Presidente onoraria Diomira Pertini

Questo sito utilizza cookie utili a migliorare la consultazione delle nostre offerte.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento, acconsenti all’uso dei cookie.