8.10.2008

Pubblichiamo volentieri la relazione del Rione Baluardo preparata per la recente
festa dell'uva di Capoliveri, tredicesima edizione, redatta da Lorella Di Biagio.
Il rione da ha preso spunti per la loro ambientazione storica, dal nostro sito come si
può notare dalla relazione stessa. La ricostruzione folcloristica riguardava il 1932
quando contro Pertini fu imbastito un processo farsa per oltraggio.
Fa notare, la dirigente scolastica, relativamente alla loro performance, che “ Le
musiche anni trenta erano stupende, degli sposi sono stati accolti dalla canzone "Tu
che m'hai preso il cuor "suonata con un antico grammofono ancora funzionante,
con disco 75 giri. La carrozza con cavalli era originale della fine ‘800. E' stato tutto
bellissimo”.
Ovviamente possiamo ospitare anche le relazioni degli altri rioni.
XIII EDIZIONE DELLA FESTA DELL’UVA
- Capoliveri 1996-2008-
RIONE BALUARDO
Colore sociale rosso amaranto
UN RIONE A
“CINQUE BACCHI”
Vittorioso nel 1999 2001 2003 2005 2006
IL BORGO E LA VENDEMMIA NEL TEMPO
Capoliveri 1932: Omaggio a Guglielmo
Marconi
Caporione : Roy Cardelli
RIONE IL BALUARDO
COLORE SOCIALE ROSSO AMARANTO
Il rione Baluardo, in questa XIII edizione della Festa dell’uva, ha voluto
rappresentare il borgo e la vendemmia negli anni ’30. I capoliveresi, e gli elbani
in genere, dividevano le proprie attività tra orto e miniera, tra vigna e fonderia.
I vendemmiatori tagliavano l’uva deponendola nei "panieri", nelle "coffe" e
nelle "ceste", successivamente veniva trasferita in grossi tini.
Nella vigna avveniva la prima pigiatura, l’uva veniva schiacciata per farcene
stare il più possibile poi veniva trasportata dagli asini. Durante il trasporto dai
tini colava il succo tingendo le strade e profumandole intensamente. Il viaggio
terminava nelle cantine dove avveniva la vera e propria pigiatura e il mosto
ricavato veniva conservato nei tini e nelle botti dove si lasciava fermentare.
Poi veniva passato con il torchio e il vino ottenuto veniva conservato in
appositi contenitori come botti, botticelle e damigiane. Spesso alla pigiatura vi
partecipavano donne e bambini che compivano "il rito" a piedi nudi. La
vendemmia era considerata una festa. anche se vendemmiare era un’attività
faticosa, specialmente nella nostra zona dove i vigneti erano tutti a terrazzo.
All’alba i contadini partivano a piedi o con l’asino per raggiungere le campagne
distanti dal centro abitato, in alcuni casi le vigne salivano dal mare ad altezze
notevoli, la collina era suddivisa in modo geometrico a gradini. L’unico aiuto
veniva dall’asino su cui si caricavano i pesanti tinelli pieni di uva. Per la salita
del paese si vedevano questi asini carichi che arrancavano. I guadagni dei
contadini erano esigui ed esposti a mille pericoli: “una gattiva annata” rendeva
precaria la vita di un’intera famiglia.
In questo periodo storico, anche all’Elba, come del resto in tutta la nazione, mai
si parlava delle restrizioni, dei sacrifici, delle insofferenze politico-sociali. La vita
scorreva tranquilla e mai si leggeva, sui giornali locali, di incidenti sociali o
politici.
“Ben poche sono le testate giornalistiche che riescono ad uscire in questo periodo: con
l’avvento del fascismo, infatti, tutte le istituzioni democratiche, fino allora appena
tollerate, vengono progressivamente eliminate e la stampa sottoposta a censura
preventiva. Il più importante giornale dell’Elba, “Il Popolano”, appoggiava il fascismo,
affiancato da “La Difesa”, periodico cattolico più equilibrato. Quando i lavoratori, poi,
reagiscono alle prepotenze fasciste, sollecito è “Il Popolano” ad inveire contro la
“teppaglia bolscevica” (“...gli elementi sovversivi vollero inscenare una manifestazione
di protesta al canto dell’ormai tramontata bandiera rossa...”), responsabile di essere
“nemica giurata delle istituzioni”.(da “Rassegna storica della stampa elbana” di Danilo
Alessi)
“Bisogna tuttavia aggiungere che durante il periodo della dittatura, la popolazione
lavoratrice rimase avversa al fascismo. In particolare va ricordata la ferma e
tenace opposizione del gruppo degli anarchici elbani, i quali rifiutarono
costantemente di piegarsi, subirono arresti e persecuzioni, conobbero l’esilio o la
residenza coatta nelle isole partenopee, o finirono davanti al Tribunale Speciale”. (
cfr Luigi De Pasquali, “Storia dell’Elba -Dalle origini ai tempi nostri “, Editrice
Stefanoni Lecco,1972, pagg.122-123-124)
A questo proposito “Non molti sanno di un Pertini catturato e condannato al
carcere come detenuto politico, perché oppositore irriducibile del regime di
Mussolini. Nel suo "viaggiare" tra i carceri italiani capitò anche a Pianosa, all’Elba,
dal 1932 al '35. Pertini con il suo carattere indomabile non si è mai piegato e ne è
testimone l'episodio che lo ha portato ad essere condannato per oltraggio nei
confronti di una guardia. Era il 1° ottobre del 1932 e Pertini soffriva di
tubercolosi, quindi era oltremodo tormentato. Fu invitato con veemenza e
maleducazione ad andare in infermeria per le cure. Il carcerato matricola 6955,
questo era il suo codice, non accettò di certo questo ulteriore attacco alla sua
dignità e reagì duramente dicendo di non voler essere trattato come una bestia e
che si sarebbe rivolto ai suoi superiori. La guardia tra l'altro aveva maltrattato
anche altri e soprattutto in difesa di questi Pertini si era fatto sentire. Per farla
breve, da quel momento iniziò una manovra contro il socialista e furono inventate
prove contro di lui, anche perché dopo qualche tempo segnalò anche il pestaggio di
un detenuto. Fu rinviato a giudizio alla pretura di Portoferraio. Ecco che Pertini fu
"elbano", oltre per la sua carcerazione a Pianosa, anche perché venne per alcune
volte a Portoferraio "ospite" nella torre della Linguella.
Il processo per oltraggio nei confronti di quella guardia fu tenuto a porte chiuse per
decisione del giudice che considerava pericolosa la situazione della gran calca di
elbani convenuti. La gente occupava addirittura le scale della pretura fino
all'ingresso principale dell'edificio. Tra questi erano presenti i parenti elbani,
originari di Rio nell'Elba, Dino Taddei Castelli podestà e Lina Lanza sua moglie.
“( da sito www.circolopertinielba.org)
Altri fatti di rilievo in quegli anni:
“Il 4 aprile del 1932 i piroscafi che collegavano l’isola col continente cominciarono ad
attraccare al Portovecchio di Piombino: Era finita l’epoca del trasporto passeggeri a
bordo dei piroscafi a mezzo barche.
Il 5 luglio dello stesso anno era nella rada di Portoferraio il panfilo “Elettra” e
Guglielmo Marconi , accompagnato dalla moglie, visitava le località storiche e
panoramiche dell’isola.” ( cfr Luigi De Pasquali, “Storia dell’Elba -Dalle origini ai
tempi nostri”, Editrice Stefanoni Lecco,1972, pagg.122-123-124)

CIRCOLO CULTURALE SANDRO PERTINI dell’isola d’Elba Presidente onoraria Diomira Pertini

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