Organizzazione amministrativa dell’isola d’Elba nei primi anni dell’annessione al granducato di Toscana(1815-1820).

“… Con l’annessione dell’Elba al Granducato di Toscana dopo la caduta di Napoleone ,era nelle intenzioni del sovrano che tutta la vita locale dovesse far capo alle comunità e che tutti i bisogni locali fossero da esse soddisfatte con quella sollecitudine che solo l’interesse diretto può suscitare perciò a queste era stato affidato il còmpito di provvedere all’istruzione primaria e secondaria,alla manutenzione e costruzione dell strade comunali,alla sanità pubblica,per la parte loro assegnata dalle leggi,alla beneficienza…”(1)

Con le tasse le comunità locali iniziarono a far fronte ai còmpiti loro assegnati .

A Portoferraio la Magistratura Comunitativa (comune) nella prima adunanza sotto il restaurato governo granducale provvede a nominare la figura del Camarlingo che è un impiego comunitativo (comunale) di primaria importanza in quanto,cassiere,percettore di tutte le entrate comunali.Uno dei primi atti comunali nella prima adunanza avvenuta il 2 gennaio 1816(V. Vantini, gonfaloniere, C. Guidoni ,cancelliere) è la nomina del Camarlingo”…convengono che questo debba stare in uffizio per anni tre a partire dal dì primo gennaio…assegnano alla carica di Camarlingo comunitativo la provisione annua di lire settecento con l’obbligo di riscuotere a tutto suo rischio tutta la rendita della loro comunità tanto ordinaria che straordinaria come pure qualunque dazio che piacesse al Regio Governo ed al Magistrato Loro l’importo non meno che i resti delle decorse amministrazioni tutto ciò che rimane da eseguire per la contribuzione fondiaria del 1815 ed anni anteriori;coll’obbligo altresì di rimettere a tutto suo rischio e spesa alla Cassa dell’Uffizio dei Fossi di Pisa ed a qualsivoglia altra cassa tutto ciò che sia per riscuotere per conto della casse medesime e generalmente con tutti i pesi prescritti dai veglianti regolamenti non escluso quello di dare idonea cauzione….la cauzione da darsi dal camarlingo che verrà tratto ed eletto sia nella somma di scudi millecinquecento” ( Partiti dal 22 dicembre 1815 al 27 dicembre 1817.24 E6.Carta 5-6.ASCP)

Viene eletto il sig. Gio Batta Alieti il quale “…dichiarò di accettare tale impiego e propone per suo solidale mallevadore il sig. Pellegro Senno,perciò fatto allontanare il sig.Alieti e proposta dal corpo della magistratura approvazione del suddetto sig. Pellegro Senno in solidale mallevadore del sig.Camarlingo Alieti per la somma e con gli oneri e condizioni stabilite e con l’obbligo di procedere al consueto atto di obbligazione “ .(Partiti dal 22 dicembre 1815 al 27 dicembre 1817.24 E6. Carta n. 7.ASCP)

La cauzione tramite un mallevadore ,cui il Camarlingo deve provvedere se vuole espletare la sua funzione ,qualche mese dopo (adunanza 7 marzo 1816) viene sostituita con l’ipoteca di beni “….fu partecipata ad Essi coadunati la Circolare dell’Ill.mo Sig.Provveditore dell’Uffizio dei Fossi di Pisa del 16 febbraio decorso con la quale si rileva in sostanza che i Camarlinghi e Cassieri dell’Amministrazione Comunitativa e dipendenti dalle Comunità potranno in luogo della Mallevadorìa ipotecare per la loro Cauzione tanti beni cauti e sicuri “(Partiti dal 22 dicembre 1815 al 27 dicembre 1817,24 E6.Carta 35.ASCP)

A Portoferraio dovevano sottostare alla procedura della cauzione anche i Cassieri alle Porte(di mare e i terra) che avevano il compitò di incassare la “gabella delle porte” cioè la tassa da pagarsi per ogni merce che passa alle porte:anche questo era un impiego comunicativo come quello del Camarlingo. Questa tassa rappresenta per Portoferraio il più importante introito.

Il sistema delle imposte comunitative viene gestito dal cancelliere comunicativo,con la richiesta costante e precisa dei rendimenti dei conti delle entrate e delle uscite da parte dei funzionari preposti che, nel caso di Portoferraio e dell’Elba, erano quelli dell’Ufficio Fossi di Pisa:il cancelliere riceve il denaro dei tributi dalle mani del camarlingo,riscuotitore ufficiale nominato dal consiglio generale comunicativo, e a sua volta ne deve rendere conto all’Ufficio Fossi di Pisa.

Il sistema delle imposte aveva i suoi cardini in alcune tasse come quella prediale e di famiglia e localmente erano introdotte tasse su merci e produzioni per sopperire al bisogno delle casse comunali. A questo scopo,a Portoferraio,fu istituita “la gabella delle porte” .Chi entrava o usciva dalle porte sia di mare che di terra doveva versare una gabella,una tassa.E’ il comune stesso che organizza questo sistema impositivo con l’istituzione di un “impiego comunitativo” detto “cassiere delle porte”.Con il cassiere alla porta erano presente anche le guardie delle porte:altro impiego comunitativo “….assegnano e rispettivamente confermano le annue seguenti provisioni a ciascuno degli infrascritti impieghi comunitativ .Ad ogni posto di cassiere delle porte lire mille settanta due con l’obbligo all’impiegato di supplire del proprio alla spesa del lume,fuoco ed altro e così senza altro emolumento che la provisione antedetta.All’impiego di guardia di dette porte lire cinquecento quaranta l’anno compreso il mantenimento del lume e fuoco…..per la regolarità delle percezioni delle tabelle stabiliscono che debba tenersi a ciascuna delle Porte di Mare e di Terra una cassetta serrata a due chiavi l’una delle quali dovrà ritenersi dal cassiere rispettivo e l’altra da uno dei Priori residenti a turno;che il cassiere abbia l’obbligo di registrare il diritto percepito al suo registro presente il Pagatore del diritto medesimo e la Guardia ed ogni sabato sera alla presenza del Priore depositario di una delle chiavi,del Camarlingo comunitativo e del cassiere rispettivo debbasi fare l’estrazione del denaro dalla cassetta e verificare l’ammontare con il Registro per passarlo al Camarlingo con dargnene debito nel suo Dazzaiolo;stabiliscono pure che siano fatte dal Priore di turno assieme al Cancelliere comunitativo delle visite straordinarie e delle verificazioni alle Porte per vieppiù assicurare la retta percezione delle dette Gabelle… ” (Partiti dal 22 dicembre 1815 al 27 dicembre 1817,24 E6.Carta 8-9.ASCP).

I”dazzaioli” sono i registri sui quali il funzionario preposto riporta i dati relativi alle imposte che devono essere pagate.

Vengono poi confermati all’impiego di cassieri delle Porte il sig. Gaspero Coppi e il sig. Antonio Bettarini e

“…stabiliscono che ciascun Cassiere delle Porte debba dar cauzione per la somma di lire settecento…”

Propongono e confermano come guardia alle Porte “già in attività di servizio” i sig Domenico Bianchi,Domenico Cacioli, Lorenzo Mazzei,Agostino Santarneschi.Ai due cassieri inizialmente confermati vengono poi aggiunti altri due che sono i sig Francesco Guida e Gervaso Brignole con la stessa “provisione ed obblighi consueti”

Nella seconda adunanza (15/1/1816) la Magistratura Comunitativa provvede all’approvazione dei mallevadori dei cassieri delle porte .Da tutti questi atti amministrativi si comprende come fosse importante per la città Portoferraio la “gabella delle porte” che ogni anno rende circa 44000 mila lire denaro che tutto confluisce nelle casse comunali.Denaro dunque tutto disponibile all’amministrazione e con il quale si fa fronte al pagamento degli impiegati nonché ai bisogni comunitativi .

Dal regio governo non arriva alcuna somma di denaro per l’organizzazione della macchina comunale amministrativa e per le risorse economiche necessari a far fronte ai bisogni comunitativi.

Pare davvero si sia realizzato un federalismo fiscale ante litteram.

A Portoferraio non esistevano altre importanti entrate anche perché il pagamento dell’imposta immobiliare all’Elba non avveniva come nel resto della Toscana poichè non esisteva un estimo catastale. Solo a Portoferraio durante il governo francese era stato compilato un estimo catastale che però era stato giudicato inesatto per i criteri con cui era stato eseguito,per cui,per privilegio granducale,la magistratura comunitativa era stata esentata dal pagare l’imposta immobiliare allo regio governo ma si serviva del ricavato di essa esclusivamente per colmare eventuale deficit del bilancio comunitativo.Accanto a questa imposta fondiaria detta anche prediale,che l’Elba non pagava al regio governo per un privilegio ad essa concesso dal granduca,esisteva anche la tassa di famiglia ma che non era certamente così importante come quella fondiaria.

L’estimo grava sui redditi derivanti dagli immobili e dall’esercizio di arti e traffici ed il suo ricavato serviva alla comunità per il pagamento delle tasse agli uffici centrali;gli abitanti dovevano periodicamente denunciare i redditi imponibili al cancelliere che predisponeva i quaderni dell’estimo sui quali era annotato l’ammontare lordo,quello netto ed il coefficiente fissato dal governo centrale.Con questi valori il cancelliere redigeva i dazzaioli o quaderni della riscossione.

Dopo la caduta di Napoleone con l’avvento della restaurazione del governo granducale,il problema del catasto fu ripreso dai Lorena,che nel 1817 con Ferdinando III istituirono una “Regia Deputazione sopra il Catasto” …”si procederà senza dilazione all’operazioni occorrenti per la compilazione del nuovo catasto in tutto il granducato..”(Motuprorio del Granduca Ferdinando III di istituzione del nuovo catasto geometrico particellare,novembre 1817).

Nel 1826 per ogni territorio comunitativo del granducato si realizzano i Quadri d’insieme e le Mappe con la rappresentazione degli appezzamenti suddivisi in Sezioni e Fogli.Dal primo gennaio 1832 furono attivati i primi catasti della Comunità di Campiglia Bibbona ,Piombino,Rosignano,Sassetta,Suvereto. Il 27 marzo 1838 venne formata la commissione per l’ultimazione del Catasto e il 27 febbraio 1840 notificato l’inizio delle operazioni catastali nell’isola d’Elba che fino a quella data,insieme alle altre isole dell’arcipelago,tutte esenti dall’imposta fondiaria per privilegio granducale da pagarsi al governo regio,erano rimaste escluse dai rilevamenti.Esisteva comunque,come sopra accennato,una imposta fondiaria che era amministrata e percepita esclusivamente a livello locale dove anche si provvedeva alla organizzazione della sua percezione con la predisposizione da parte della magistratura comunicativa di una apposita commissione ed infatti nell’adunanza del 20 settembre 1817 “…fatto presente alla Suddette Signorie Loro che per l’anno venturo 1818 aver possa luogo l’Imposizione Fondiaria si rende necessario che siano eletti due della Borsa dei Sig.ri Priori per il reparto esatto della medesima.E non essendosi trovati soggetti nella Borsa dei Priori prescelsero dalla Borsa dei Sig.ri Consiglieri Lisimaco Corsi,Francesco Mibelli,Pietro Boccini e Ferdinando Casabianca per proceder al Reparto della Tassa Prediale con Partito di voti 13 neri tutti favorevoli..” (Partiti dal 22 dicembre 1815 al 27 dicembre 1817,24 E6. Carta 170. ASCP)

 

 

Marcello Camici

 

  1. G.Pansini

Organizzazione amministrativa dell’isola d’Elba nei primi anni dell’annessione al granducato di Toscana(1815-1820).

Boll.It.Studi Napol.anno II n.5,1963

 

ASCP. Archivio Storico Comune Portoferraio

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PATERNITA’ NEGATA

 

 

Trascorsi i primi giorni non se ne è più sentito parlare di una sentenza della Corte Europea dei diritti umani che è molto importante perché riguarda la famiglia. Sto parlando della sentenza emessa da questa corte il 29 gennaio 2013 che condanna l’Italia e il suo sistema giudiziario minorile per non aver permesso ad un padre separato di vedere con continuità la figlia dopo la separazione con la ex coniuge. La madre si è sempre opposta alle visite paterne. Il padre,dopo aver fatto ricorso ai giudici di Strasburgo si è visto dar ragione per violazione del diritto alla vita privata e familiare(art.8 della Convenzione europea dei diritti umani).Si tratta della seconda condanna-la prima nel 2010- nei confronti dell’Italia stabilita dalla Corte europea per i diritti umani per un caso che riguarda l’impossibilità di un padre a fare visita al bambino dopo un divorzio.

In sostanza,a Strasburgo, lo Stato italiano è stato condannato perché i giudici hanno detto che il padre ha ragione quando sostiene che in Italia i tribunali ed i servizi sociali non hanno fatto nulla per difendere il suo diritto di genitore ad avere una vita familiare con la propria figlia. E’ questo un diritto umano di ogni genitore il quale nasce nel momento in cui mette al mondo un figlio e con questo diritto nascono anche doveri. Insomma non esiste solo il dovere di concorrere al mantenimento. Esiste anche il diritto,in questo caso legato alla genitorialità paterna, di poter aver la gioia di dare un bacio,parlare,ridere,scherzare…insomma avere una vita familiare con la figlia. La violazione di questo diritto naturale ed umano fa nascere pena e sofferenza in chi la subisce ,pene e sofferenze che influiscono negativamente nella vita di relazione e lavorativa financo ad arrivare a gesti estremi.

Solo chi ha vissuto questa violazione può comprendere a quali livelli di sofferenza si possa arrivare.

Il sottoscritto può perciò comprendere bene questa vicenda triste e dolorosa in quanto,come padre separato, l’ha vissuta personalmente negli anni ottanta del secolo scorso.

Accanto a questa situazione del genitore che subisce violazione del proprio diritto alla vita familiare c’è anche da valutare la violazione che subisce la prole : non nascondiamoci dietro alla evidenza che la prole ha bisogno e diritto di avere la presenza di un padre ed una madre,figure insostituibili per una crescita equilibrata.

Credo davvero che si sia parlato troppo poco di questa sentenza e dei risvolti umani ad essa connessi.

Temo che in Italia si trovino molti padri separati in sofferenza per questo diritto naturale ed umano violato.

Vedere per credere alcuni siti internet www.padriseparati.it ; www.papaseparati.it ; www.padri.it ; www.papaseparati.org ; www.figlinegati.it

Emerge dalla lettura di questi siti anche un altro aspetto doloroso e triste: la violazione della imparzialità della pubblica amministrazione, costituzionalmente garantita, da parte dei giudici poiché nell’affido del minore è favorita la donna.

Si fa un gran parlare dei diritti alla genitorialità per gli omosessuali ma non mi pare che altrettanta attenzione venga posta ai diritti genitoriali,naturali,umani dei padri separati che ,a partire dall’età matrimoniale ,avendo diritto a sposarsi e avendo fondato una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tale diritto ,dopo la separazione,si vedono negato il diritto alla vita familiare e privata perché lo stato italiano non è capace di assicurare l’esecuzione dei provvedimenti dei giudici.

La vita privata e familiare non cessa dopo la separazione poiché i figli restano.

Basta con la paternità negata.

 

Marcello Camici

 

 

CIRCOLO CULTURALE SANDRO PERTINI dell’isola d’Elba Presidente onoraria Diomira Pertini

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