La bomba dei tagli, l'Asl e i Comuni. Ora parlo io"

La versione dell'ormai ex responsabile di zona Scelza sui problemi della sanità e sulle vicende del suo addio. L'allarme: "Mancano risorse e con questo accreditamento potrebbe chiudere il 90% dei centri socio-sanitari". Nel sociale c'è un rosso: "Potrebbe esplodere tutto con un'interruzione dei servizi"

ospedale e territorio - l'intervista esclusiva

 

 

Massimo Scelza, ex responsabile di zona Asl

La sanità elbana è in una situazione drammatica, soprattutto i servizi territoriali e il sociale, “Una bomba che sta esplodendo”. Queste sono le vere emergenze, ancor più dell’ospedale, che pure ha problemi gravi. Di questo non c’è un responsabile in particolare: il dramma è un calo drastico delle risorse, che li mette a rischio tutti i servizi per come li abbiamo conosciuti finora, e che spesso vanno avanti grazie alla professionalità disinteressata dei medici e degli altri operatori”. È l’estrema sintesi di un quadro che Massimo Scelza ha tracciato nel corso di una lunga intervista a TeleElba, concessa a poche settimane dalla fine del suo incarico di responsabile di zona. Scelza parla a lungo dei rapporti con l’Asl, con i Comuni, con i professionisti, e della fine di mandato che si è chiuso con qualche polemica, non certo col successore Gianni Donigaglia (“lo aspetta un compito immane, un affettuoso augurio”), ma con una parte dei sindaci, coi quali resta qualche strascico (“avrei apprezzato un po’di galateo istituzionale”).

Allora dottor Scelza, è la prima volta che ne parla. Cosa è successo in questi due anni?

“Intanto il fatto che di me si sia sentito parlar poco, visto che di sanità non si è mai parlato bene, non è un dato negativo. Il fatto che io non mi sia esposto è in qualche modo coerente con il ruolo, io avevo un compito di gestione e quindi il mio referente più che il pubblico, anche se quanto si fa o non si fa è per i cittadini, era la direzione generale; in più la direzione generale aveva imposto, secondo me in maniera non sbagliata, una sorta di silenzio stampa per evitare che ci fossero interpretazioni contrastanti sulle scelte e sulle decisioni e quindi era l’ufficio stampa che si occupava dei contatti con l’esterno attraverso i comunicati oltre alle esternazioni del direttore generale. Sono stati due anni caratterizzati da una precarietà incombente, io a differenza del mio successore il dottor Donigaglia ho avuto due incarichi di 2 anni mentre invece per lui si è deciso giustamente di assegnare un incarico di 3 anni; un periodo più lungo permette una maggiore capacità di individuare strategie, si seguono i progetti con minor ansia, e probabilmente si produce di più; e comunque anche questa precarietà non ha impedito che si portassero dei progetti a termine”.

Sulla sua riconferma o successione ci sono state grandi polemiche, peraltro pubbliche…

“Nell’ultima riunione, quella un po’ burrascosa, dove il tema vero e proprio è stato un po’ saltato per dare spazio alle fastidiose contrapposizioni di schieramenti, c’è stato un involontario umorismo da parte del sindaco Ruggero Barbetti che mi ha chiesto di fare un passo indietro proprio nel momento in cui ero ricoverato per un intervento all’anca e cercavo disperatamente di fare un passo in avanti, e questo mi ha fatto un po’ sorridere. Poi c’è stata una battuta infelice del sindaco Andrea Ciumei sul fatto che visto il mio ricovero non era sensato riconfermarmi, e questo fa pensare che il suo 'New deal' sia in realtà il Medioevo”.

Perché ci dovrebbe essere un accanimento da parte dei sindaci? Qual è stato il problema?

“C’è vizio antico da eliminare, quello delle battaglie tra gli schieramenti, io sfido chiunque a dire che qualche mia decisione in questi due anni fosse viziata dallo schieramento, io mi sono dimenticato chi sono, pur avendone tutto il diritto. C’è molta incoerenza in questi personaggi, il sindaco Segnini nel 2009 mi propone per l’incarico di responsabile di zona, nel 2010 osteggia la mia nomina e nel 2011 fa il possibile perché io non venga riconfermato, io sono rimasto lo stesso negli anni, con la mia connotazione politica di cui non devo vergognarmi. Se fosse stata fatta un’indagine sul clima interno della Usl non avrebbero trovato nessun dissenso, nessuna lite, nessun contenzioso, nessun mio atteggiamento che in qualche modo poteva penalizzare qualcuno in funzione dell’appartenenza politica, e vorrei ricordare che il primo provvedimento che mi hanno chiesto di assumere è stato quello di ridurre di 400euro le incentivazioni. Il contenzioso che si è creato in quella famosa conferenza dei sindaci era dovuto al fatto di un’anomala modalità, in quanto non è stata la conferenza dei sindaci a chiedere al mio attuale successore, legittimamente, la sua disponibilità, ma una parte minoritaria di loro, sia come numero di paesi sia come popolazione - perché ricordo che nell’ambito della conferenza dei sindaci si decide per quote, e non per numero di paesi; ha perseguito questo obiettivo. Comunque avrei apprezzato un po’ di galateo istituzionale”.

I rapporti con il direttore generale Monica Calamai?

"Splendidi, fino all’imbarazzo. Io ho trovato nel direttore generale una disponibilità, una capacità di ascolto e anche un calore umano, ripeto, imbarazzante. All’improvviso questa atmosfera è cambiata, non so per quali ragioni, perché non ho ancora ricevuto chiarimenti. L’ultima volta che ci siamo sentiti è stata la sera del 18 aprile, dopo la conferenza, e questo rappresenta l’aspetto più triste della mia esperienza. Mi mancano due righe di saluto e un ringraziamento per l’impegno con cui ho vissuto questo incarico".

Come sta la sanità elbana?

“La sanità elbana non gode di buona salute e non c’è una responsabilità individuabile. Quando si è ridotta la disponibilità di soldi, e non avendo la possibilità per le assunzioni si è creata una difficoltà nei servizi che ora viviamo in maniera drammatica. Io sono arrivato alla Asl nel 2010 e nel 2010 a consuntivo la regione ha stanziato 880mila euro, quest’anno sarà ancora più difficile per il dottor Donigaglia in quanto sono stati stanziati 457mila euro che non sono nemmeno sufficienti a mantenere lo stesso livello delle incentivazioni dell’anno precedente che era di 602mila euro; e questo riguarda i servizi ospedalieri. Per quanto riguarda il territorio è forse la situazione più difficile e con minori prospettive di miglioramento. Occorrono delle risorse aggiuntive che non ci sono perché non ci sono nemmeno le strutture. Noi con l’accreditamento che la regione ci ha imposto, dovremo chiudere il 90% dei centri socio sanitari, quindi servizi che saranno centralizzati oppure, con una scelta che non è stata ancora fatta, magari localizzati negli ambulatori dei medici di medicina generale, fermo restando che accettino questo ulteriore impegno. Per cui questo è il vero dramma e riguarda gli anziani, i portatori di handicap, l’infanzia e l’adolescenza e tutto l’arcipelago della salute mentale per il quale abbiamo lavorato moltissimo”.

Con quali risultati?

“Abbiamo fatto il centro di salute mentale dentro l’ospedale, fino ad oggi contrabbandava quello che era un servizio psichiatrico di diagnosi e cura che non era perché non era accreditabile. Subito una polemica che avevamo chiuso la psichiatria, quello era un provvedimento che apriva nuove opportunità, funziona già ma nessuno ne sa niente, quello era uno dei cinque progetti che sono arrivati a termine. Funziona già il centro diurno della psichiatria, che serve 24 soggetti fra anziani con problemi psichiatrici, nell’arcipelago della psichiatria tradizionale e poi quella residenziale di villa Gramante: per 365 giorni all’anno per 12 ore al giorno e non è una sorta di ghettizzazione, fanno corsi per imparare mestieri, fotografia, corsi di recitazione, insomma una serie di attività che li impegna per 12 ore al giorno, con una possibilità di recupero della personalità e quindi dell’autosoddisfazione”.

I servizi territoriali che prospettive hanno?

“Il territorio manca di servizi. L’adi c’è ma è insufficiente anche se c’è un impegno forte degli operatori. Abbiamo fatto un nuovo punto di prelievo per prelievi ematici, nei centri socio sanitari che ripeto non sono accreditabili e quindi non possono esercitarsi in quelle strutture  attività sanitarie cosa incredibile. Qui i Comuni devono fare la loro parte, come devono farla nel sociale che è cosa di loro pertinenza e che viene gestito su delega dalla Usl. Il sociale è una bomba che sta esplodendo, c’è un rosso per il fatto che i Comuni non trasferiscono interamente quelle che sono le loro quote, c’è un rosso che potrebbe esplodere con una interruzione nell’erogazione dei servizi sociali, peggio che nel medioevo. Il dottor Donigaglia, che conosco molto bene, si trova davanti a un compito immane, ha tre anni davanti a sé, buona volontà e spero che almeno inizialmente ci sia lo stesso rapporto con il direttore generale”.

Cosa pensa degli allarmi e delle iniziative dei comitati pro sanità?

"Fanno bene, ci mancherebbe, svolgono un ruolo di stimolo. C’è una esasperazione nella richiesta di partecipare a quella che è la fase decisionale, loro dicono che la legge lo permette, io non avrei nessun problema e non ho mai frapposto ostacoli, io con i comitati ho sempre avuto buoni rapporti.  Quello che secondo me è un limite, è che c’è una attenzione forse eccessiva sui temi della sanità ospedaliera rispetto ai veri problemi della sanità elbana. Quelli relativi ai servizi sul territorio e quelli relativi a particolari categorie di soggetti. C’è dell’altro, tra le altre cose oggetto di richieste pressanti e ripetute da parte dei comitati, sono alcune realizzazioni, una per esempio è il profilo di salute".

Spieghiamo di che si tratta...

"Noi non siamo stati in grado di presentarlo pubblicamente, è la fotografia fatta con dati oggettivi che vengono dalle agenzie regionali, la fotografia della salute della zona fatta con dati statistici sulla qualità della vita che fanno poi l’insieme della salute che non è solo l’assenza di malattia, ma come recita la definizione dell’organizzazione mondiale della sanità è il benessere complessivo, quindi non è il fatto che non ci sia malattia, ma se non ci sono servizi sociali, significa che non c’è buona salute. Ecco questi sono indicatori dati dalla regione e sono 180 e vengono proiettati con i risultati delle indagini su tutte le Asl e all’interno delle stesse con le diverse zone  e devo dire che ne viene fuori una fotografia confortante della salute all’Elba, ci sono criticità ma anche eccellenze. Voglio ricordare il comitato Michele Cavaliere che sta facendo una ricerca sulla epidemiologia dei tumori essenzialmente. Loro stanno cercando i dati che esistono dentro questo profilo di salute, nessuno nonostante l’azienda sia stata informata e abbia ricevuto il lavoro consegnato all’istituto Sant’Anna e approvato con favore, l’ha letto. L’abbiamo mandato ai sindaci che non hanno nemmeno risposto, dopo una sollecitazione hanno indicato una data che non era più compatibile con il mio ruolo. Comunque il dato è questo: nessuno sa del profilo di salute che è fondamentale ed è condizione assolutamente necessaria per fare il piano di attuazione locale che altro non è che il nostro piano sanitario locale di zona, cosa importantissima".

Affinché la sanità elbana non vada alla deriva cosa si sente di dire al direttore Calamai e al suo successore Donigaglia?

“Al direttore generale Monica Calamai, cosa dire? È presuntuoso ma chiedo concretezza e realismo, le difficoltà le conosciamo come conosciamo i bisogni che non sono velleitari ma fondamentali al di sotto dei quali ci mette in una condizione insopportabile. Mi riferisco essenzialmente ai servizi sul territorio, le difficoltà dell’ospedale le conosciamo. Ai sindaci dico di trovare una unità non c’è più, nemmeno un responsabile di zona connotato politicamente, sembra che il clima sia unitario e disponibile e io me lo auguro per tutti anche se vorrei vedere chi non è connotato o politicamente o con qualche associazione. Agli operatori, e devo dire che lo hanno fatto, chiedo una grande collaborazione e disponibilità. Loro hanno visto ridursi del 200%, alcuni, la quota per ogni prestazione extra contratto, non si è dimesso nessuno, qualcuno ha minacciato di interrompere questa modalità ma vedo che nessun servizio è stato chiuso e questo significa che prevale il senso della professione rispetto all’interesse legittimo dei compensi, molto confortante. Al mio successore, un affettuoso augurio, ci siamo visti, non esistono ombre, lui mi ha spiegato il percorso fatto, lui non ha colpe, il mio rapporto con la palazzina è ottimo e dolcissimo, ogni tanto vado a prendere il caffè con i collaboratori. La mia disponibilità è totale, non porto rancori”.

 

DA TENEWS

CIRCOLO CULTURALE SANDRO PERTINI dell’isola d’Elba Presidente onoraria Diomira Pertini

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