NON CONVIENE ROMPERSI UNA GAMBA, AVERE UNA FRATTURA SCOMPOSTA TRA LE 14 ALLE 8 DEL MATTINO...NON CI SONO ORTOPEDICI IN SERVIZIO ALL'OSPEDALE DI PORTOFERRAIO...SCANDALOSO E PROBABILMENTE "ILLEGALE"...O QUALCOSA DEL GENERE...MA DOPO LA MARCIA DEI 5000 LA REGIONE HA PROMESSO IL RITORNO ALLA NORMALITA'....SPERIAMO  SIA UNA NORMALITA' POSITIVA E CHE SIA ATTUATA ALLA SVELTA!

 

“Ortopedia? L'Asl conosceva la situazione da un anno"

da tenews

Parla Antonio Boni, il professionista che conosce meglio il reparto (l'ha diretto per 10 anni, prima della recentissima pensione): “L'Azienda era al corrente. I medici non vengono? Luogo comune". "Alto rischio complicazioni trasferendo i pazienti, chi se ne fa carico? Ci sono responsabilità legali"

intervista all'ultimo primario

Il dottor Antonio Boni

Antonio Boni, primario di Ortopedia dal giugno del 2002 al settembre 2011, è in pensione dal 1 ottobre, quindi da meno di due settimane, e ha concluso qui all’Elba, a casa sua, una lunga e prestigiosa carriera di medico specialista che lo ha visto impegnato anche in altre prestigiose sedi. Il dottor Boni, quindi, conosce bene - come nessun altro - le reali potenzialità e nello stesso tempo le necessità del reparto dell’ospedale portoferraiese, le cui sorti preoccupano legittimamente tutti gli elbani.

“Nel periodo del mio primariato – ci ha detto - ho lavorato sempre sotto organico, pur coprendo tutti i servizi L’organico di partenza prevedeva 4 medici più il primario, ma abbiamo lavorato sempre con 3 + 1 e in certi periodi anche 2 + 1. Nonostante questo abbiamo sempre assicurato tutti i servizi, dalla sala operatoria al reparto, dall’ambulatorio alla piccola chirurgia in day hospital, fino alla reperibilità. Nell’ultimo periodo, con due ortopedici più il primario, i servizi sono stati comunque sempre mantenuti, e comunque non sono mai mancati i servizi d’urgenza”.

“Posso capire - ha aggiunto - che i tempi sono cambiati all’insegna del risparmio e della riduzione dei costi, ma non si può prescindere dai servizi di emergenza e di urgenza. L’attività ordinaria si può anche programmare e trasferire in altre sedi, ma l’urgenza va trattata sul posto, immediatamente e possibilmente con uno specialista, che deve essere reperibile h24. Non si può lasciare scoperta la fascia oraria dalle 14 alle 8 del giorno successivo. Ci sono patologie che vanno trattate immediatamente da uno specialista, come ad esempio le lussazioni di qualsiasi tipo, o le fratture esposte. Il medico generico del Pronto Soccorso non è in grado da solo di trattarle, ma ha bisogno anche dell’aiuto di uno specialista. Certe patologie, oltretutto, hanno anche dei tempi per essere trattate, per cui un eventuale trasferimento, anche soltanto a Piombino, allunga questi tempi e produce quasi certamente complicazioni”.

Cosa serve dunque per l’Elba? “Ci vuole - risponde Boni - un ortopedico presente h24, il che significa che con tre ortopedici si puo’ gestire un servizio adeguato per far fronte all’urgenza”. E invece, che cosa si rischia attualmente? “Basta fare un esempio per capire: una bambina con una frattura dell’omero a rischio complicazioni, che va operata nel giro di poco tempo, se deve essere trasferita quanto tempo ci mette ad arrivare a Piombino ed essere poi operata, senza incorrere nel rischio di complicanze vascolari e nervose? Ma soprattutto, di chi è la responsabilità se succede qualcosa? Dell’ortopedico che non c’è? Del medico del Pronto soccorso che non è uno specialista? Del medico di Piombino che riceve in ritardo la paziente? Oppure di chi ha organizzato in questo modo il servizio?”.

Ma l'affermazione che colpisce più di tutte è questa, forse: “E pensare che la situazione attuale era ben nota all’azienda, almeno da un anno. Avevo personalmente informato chi di dovere delle dimissioni del dottor Colotto e della richiesta di trasferimento del dottor De Santis, e sapevano che dal 1° settembre saremmo rimasti io e il dottor Gentini. Già in quella situazione di organico, in due, sarebbe stato impensabile mantenere tutto; oltre a questo, con 4 mesi di preavviso si sapeva del mio pensionamento, e che di conseguenza il dottor Gentini sarebbe rimasto solo. Potevano essere fatte scelte diverse, ma io non sono stato nemmeno interpellato”.

“Il reparto, nel mio periodo di primariato, aveva raggiunto un buon livello di efficienza: c’era un’attività traumatologica per coprire qualsiasi emergenza, e attività di tipo programmato di buon livello, comprese protesi di ginocchio, di anca e anche qualche protesi di caviglia, interventi piuttosto rari in Italia. Oltre a questo, c’era un servizio post chirurgico di riabilitazione molto efficiente, con il paziente preso subito in carico dalla fisioterapia e seguito per tutto il decorso post operatorio, prelevandolo a domicilio, trasportandolo al centro di riabilitazione e riaccompagnandolo a casa dopo la seduta, alleviando in questo modo anche il coinvolgimento della famiglia dell’ammalato”.

E oggi come dovrebbe essere gestito il reparto di ortopedia? “Secondo me è indispensabile garantire un servizio di urgenza ortopedica nelle 24 ore, con almeno un ortopedico reperibile. Per cui , potrebbero essere presenti nell’arco della giornata (nella fascia 8/14, di maggior attività) due ortopedici, mentre dalle 14 alle 8 basterebbe mantenere un ortopedico reperibile, disponibile per le urgenze e le eventuali consulenze di reparto soprattutto per i post operati”.

“Questo tipo di organizzazione è importante soprattutto nel periodo estivo, perché un turista che sa di non trovare una assistenza sanitaria adeguata, soprattutto per quel che riguarda la traumatologia, difficilmente sceglie l’Elba per venire in vacanza. Io poi mi sono sempre battuto perché il turista che subisce un trauma venisse trattato immediatamente, affinchè preferisse rimanere qui per la propria convalescenza piuttosto che ritornare a casa”. “E poi – conclude il dottor Antonio Boni – vorrei sfatare il luogo comune che si è creato intorno ai medici che non vorrebbero venire a lavorare all’Elba: personalmente, nel mio ultimo periodo di lavoro, ho avuto almeno due richieste di trasferimento. I medici vengono se si offre loro un’attività adeguata, di un certo livello, con la possibilità di veder concretizzata la loro posizione nei ruoli, magari attraverso un concorso. Se si mantiene il precariato, ovviamente, probabilmente si risparmia, ma non si incentivano certo i medici a venire a lavorare in un posto come l’Elba”.

CIRCOLO CULTURALE SANDRO PERTINI dell’isola d’Elba Presidente onoraria Diomira Pertini

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