DI PARTICOLARE RILIEVO L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA TESO A TUTELARE I PRINCIPI DI LEGGE CIRCA LA CENTRALITA' DELLE ISTITUZIONI GOVERNATIVE E QUINDI L'INOPPORTUNITA' DEL DECENTRAMENTO O SPOSTAMENTO AL NORD PER AVERE NELLA "PADANIA" MINISTERI O RAPPRESENTANZE DI ESSI. FOSSE SOLO -DICE NAPOLITANO- PER NON AUMENTARE SPRECHI DI DENARO PUBBLICO NEL MOMENTO DI FORTE CRISI FINANZIARIA ...OLTRE CHE PERCERTI VINCOLI DI LEGGE

MA A QUANTO PARE IL LEGHISTA NON VUOLE CEDERE...

 

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Bossi sfida il Colle: Ministeri Nord rimangono li'

Colle:'Decentramento viola art.114 Costituzione'. Senatur: 'Carta non dice dove devono stare'

28 luglio, 21:08

ROMA - E' scontro aperto tra il Quirinale e la Lega sul decentramento dei ministeri. E tanto è duro, puntuale, e articolato l'intervento del Presidente della Repubblica nella lettera inviata al presidente del Consiglio (che in sostanza legge l'azione come incostituzionale), altrettanto forte è la risposta del Carroccio: con Umberto Bossi che dice chiaramente che i ministeri appena inaugurati al Nord là stanno, e non si toccano. In serata il Senatur cerca di minimizzare la tensione con Napolitano, assicurando che non sarà "per questo" che si "romperanno" i buoni rapporti avuti fino ad ora con il Capo dello Stato. Ma la sua ruvida presa di posizione, che comunque non cambia nemmeno in seconda battuta, è anche uno schiaffo a Berlusconi, visto che, giusto poco prima del suo "i ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo là " rivolto al Colle, il premier, come fa sapere una nota di Palazzo Chigi, in apertura del Consiglio dei ministri aveva invece chiesto a tutti di "tenere in debito conto le osservazioni" del Quirinale. Sarà anche vero che, come ha ribadito Bossi, "tutti questi problemi" con il Cavaliere non ci sono stati e non ci sono.

Ma é tale la sua determinazione a non mollare la bandiera delle sedi decentrate dei dicasteri, da venire letta da Gianfranco Fini come "una partita tutta diversa" che il leader leghista starebbe giocando per conto suo: visto che si è dimostrato "sprezzante" nei confronti dei rilievi del Colle, anche dopo "il doveroso invito di Berlusconi ai ministri" a tenerne conto. E sono tanti gli altolà messi nero su bianco da Quirinale. Nella lunga lettera inviata al premier da Napolitano, resa pubblica oggi, il Capo dello Stato esprime dubbi sulla costituzionalità di un provvedimento "non avente connotati di particolare rilievo istituzionale". Per il presidente della Repubblica questa scelta confliggerebbe "con l'articolo 114 della Costituzione che dichiara Roma Capitale della Repubblica", sede peraltro "del governo della Repubblica". Ed é inimmaginabile "pensare a una 'capitale diffusa' o 'reticolare' disseminata sul territorio nazionale", venendo meno, appunto, alla natura di Capitale di Roma. Ma l'attenzione del Capo dello Stato è anche sull'impiego di risorse pubbliche, vista "l'attuale situazione economico-finanziaria": "L'apertura di sedi di mera rappresentanza" si sottolinea nella lettera, "costituisce scelta organizzativa da valutarsi in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi", appunto, "al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale".

Oltretutto, fa notare il Quirinale, l'inaugurazione è stata fatta "senza nemmeno che vi fosse un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale". Tutti 'appunti' respinti al mittente dal leader leghista, che però ha cercato di gettare acqua sul fuoco dello scontro istituzionale, dicendo che la Lega "tiene conto dei rilievi del Colle". Perché il Senatur, lasciando Montecitorio, ribadisce anche che la volontà è quella di "spostare i ministeri come si fa negli altri Paesi europei", anche perché "la Costituzione non parla di dove devono stare". E tanto per chiarire meglio, un po' ironico, un po' provocatorio, Bossi saluta i cronisti annunciando il suo rientro "a casa, nella Capitale, a Milano...".

 

Lettera del Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio sul decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio

 dal sito del Quirinale

"Mi risulta che il Ministro delle riforme per il federalismo e il Ministro per la semplificazione normativa, con decreti in data 7 giugno 2011 - peraltro non pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale - hanno provveduto a istituire proprie "sedi distaccate di rappresentanza operativa"; ho appreso altresì che analoghe iniziative verrebbero assunte a breve anche dal Ministro del turismo e dal Ministro dell'economia e delle finanze (quest'ultimo titolare di un importante Dicastero, anziché Ministro senza portafoglio come gli altri tre)." Inizia così la lettera inviata ieri dal Presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano, al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sul tema del decentramento delle sedi dei Ministeri sul Territorio.

"Come ho già avuto occasione di sottolineare al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dott. Letta - continua il Capo dello Stato - la dislocazione di sedi ministeriali in ambiti del territorio diversi dalla città di Roma deve tener conto delle disposizioni contenute nel regio decreto n. 33 del 1871, ancora pienamente vigente, che nell'istituire, all'articolo 1, Roma quale capitale d'Italia ha altresì previsto che in essa abbiano sede il Governo ed i Ministeri.

E' altresì noto che la scelta di Roma capitale è stata costituzionalizzata con la riforma del titolo V della nostra Carta che, con la nuova formulazione dell'articolo 114, terzo comma, ha da una parte introdotto un bilanciamento con le più ampie funzioni attribuite agli enti territoriali e dall'altra ha posto un vincolo che coinvolge tutti gli organi costituzionali, compresi ovviamente il Governo e la Presidenza del Consiglio: vincolo ribadito dalla legge n. 42 del 2009, che all'art. 24 prevede un primo ordinamento transitorio per Roma capitale diretto "a garantire il miglior assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli Organi Costituzionali".

Infine, recentemente e sia pure in un contesto non univoco, nel corso dell'esame parlamentare del d.l. n. 70 del 2011, sono stati discussi e votati diversi ordini del giorno finalizzati ad escludere ipotesi di delocalizzazione dei Ministeri pur nell'accoglimento, senza voto, di un o.d.g. (Cicchitto ed altri) di contenuto autorizzatorio.

Quanto al contenuto dei citati decreti istitutivi devo rilevare che i Ministri emananti, Ministri senza portafoglio, hanno provveduto autonomamente ad istituire sedi distaccate, rispettivamente, di un Dipartimento e di una Struttura di missione, che costituiscono parte dell'ordinamento della Presidenza del Consiglio.

Poiché ai fini di una eventuale sua elasticità, il decreto legislativo n. 303 del 1999, all'articolo 7, attribuisce al Presidente del Consiglio la facoltà di adottare con DPCM le misure per il miglior esercizio delle sue funzioni istituzionali, ritengo che l'autorizzazione ad una eventuale diversa allocazione di sedi o strutture operative, e non già di semplice rappresentanza, dovrebbe più correttamente trovare collocazione normativa in un atto avente tale rango, da sottoporre alla registrazione della Corte dei Conti per i non irrilevanti profili finanziari, come affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 221 del 2002.

Peraltro l'apertura di sedi di mera rappresentanza costituisce scelta organizzativa da valutarsi in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi, nell'attuale situazione economico-finanziaria, al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale.

Tutt'altra fattispecie, prevista dalla stessa Costituzione e da numerose leggi attuative, è quella della esistenza, storicamente consolidata, di uffici periferici (come ad esempio i Provveditorati agli studi e le Sovraintendenze ai beni culturali e ambientali), che non può quindi confondersi in alcun modo con lo spostamento di sede dei Ministeri; spostamento non legittimato né dalla Costituzione che individua in Roma la capitale della Repubblica, né dalle leggi ordinarie, quale ad esempio l'articolo 17, comma 4-bis, della legge n. 400 del 1988, che consente di intervenire con regolamento ministeriale solo sull'individuazione degli uffici centrali e periferici e non sullo spostamento di sede dei Ministeri. Inoltre, il rapporto tra tali uffici periferici e gli enti locali va assicurato sull'intero territorio nazionale nell'ambito dei già delineati uffici territoriali di Governo.

Va peraltro rilevato che a fronte della scelta, non avente connotati di particolare rilievo istituzionale, di aprire meri uffici di rappresentanza, non giova alla chiarezza una recente nota della Presidenza del Consiglio, che inquadra tale iniziativa nell'ambito di "intese già raggiunte sugli uffici decentrati e di rappresentanza di alcuni ministeri sia al Nord che al Sud, come già in essere per molti altri ministeri", così preludendo ad ulteriori dispersioni degli assetti organizzativi dei Ministeri tanto da consentire la prefigurazione, da parte di esponenti dello stesso Governo, di casuali localizzazioni in vari siti regionali o municipali delle amministrazioni centrali.

E' necessario ribadire che tale evoluzione confliggerebbe con l'articolo 114 della Costituzione che dichiara Roma Capitale della Repubblica, nonché con quanto dispongono le leggi ordinarie attuative già precedentemente citate.

La pur condivisibile intenzione di avvicinare l'amministrazione pubblica ai cittadini, pertanto, non può spingersi al punto di immaginare una "capitale diffusa" o " reticolare" disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica.

Ho ritenuto doveroso, onorevole Presidente, prospettarle queste riflessioni di carattere istituzionale - conclude il Presidente Napolitano - al fine di evitare equivoci e atti specifici che chiamano in causa la mia responsabilità quale rappresentante dell'unità nazionale e garante di princìpi e precetti sanciti dalla Costituzione".

 

CIRCOLO CULTURALE SANDRO PERTINI dell’isola d’Elba Presidente onoraria Diomira Pertini

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