INTERVENTI E NEWS

AUSPICHIAMO INTERVENTI CHE NON SIANO DI STERILE POLEMICA, MA CHE POSSANO FAVORIRE UN DIBATTITO CIVILE ED UTILE AL PROGRESSO DELLA COMUNITÀ ELBANA, CONSIDERANDO ANCHE CHE CI SI ESPRIME IN UN SITO CHE PORTA IL NOME DI UN GRANDE PERSONAGGIO, UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, UN UOMO CHE HA DEDICATO LA VITA ALLA COSTRUZIONE DELL'ITALIA DEMOCRATICA.



090223I recenti episodi accaduti fuori e dentro la scuola, anche se ancora da accertare e verificare (attenti alla diffusione di presunte notizie), spingono ad alcune riflessioni.
La violenza a scuola c'è sempre stata, dicono in molti, ma se anche è vero, certo vanno analizzate le differenze rispetto al passato e sicuramente va moltiplicato l'impegno collettivo per dare una risposta condivisa e se possibile attivare strategie di prevenzione al fenomeno.


Rispetto al passato assistiamo ad una spettacolarizzazione della violenza che porta ad una conseguente assuefazione, ad una sottostima della portata e della gravità degli atti violenti, ad una gratuità degli stessi,

fino a fenomeni di voyerismo ed emulazione, specialmente da parte di quei soggetti più sensibili e privi di difese, come bambini e adolescenti, lasciati soli davanti alla tv, a internet, a videogiochi estremi e diseducativi.
Se da una parte culturalmente certa violenza non è più tollerata come fino a qualche generazione fa, dall'altra se ne imbottiscono cuori e cervelli con leggerezza e poi non si hanno strumenti condivisi e definiti per dare delle risposte. Così, mentre un tempo tutto il mondo adulto era compatto almeno nei metodi da adottare per contrastare certi atteggiamenti, oggi può succedere che bambini prepotenti a scuola siano tranquillamente difesi dai genitori e che non si stringa quel patto educativo tra famiglia e scuola che tanto gioverebbe a tutti.


E' vero che la prima prevenzione avviene in famiglia (quale tipo di famiglia?), però sicuramente anche la scuola ha il compito-obbligo di offrire un ambiente accogliente e sicuro agli studenti e deve dotarsi di strumenti efficaci per affrontare questo fenomeno con decisione, senza drammatizzare, ma anche senza minimizzare.
Anche se è ovvio che la scuola da sola non è in grado di reggere l'urto di certe situazioni radicate e resistenti al cambiamento, questo non la esime tuttavia dal ricercare incessantemente delle tipologie di intervento sempre più adeguate.
Spesso insegnanti e genitori sono parzialmente ignari degli incidenti prodotti dal bullismo e tendono a minimizzare episodi gravi senza intervenire, lasciando soli i bambini e i ragazzi di fronte alle vessazioni e alle prepotenze di alcuni.


La prima regola per gli insegnanti, categoria di cui faccio parte, è non restare indifferenti, perché altrimenti i bulli si rafforzano nell'idea di poter dare sfogo ai propri impulsi e gli altri nel subire, nell'adeguarsi passivamente.
Il mancato intervento degli adulti nelle situazioni di una certa gravità? produce danni sia nel breve che nel lungo periodo, tanto che in alcuni casi la violenza può arrivare a pervadere le relazioni tra compagni, se certi comportamenti non vengono ostacolati e sanzionati.
Gli insegnanti debbono prestare attenzione a ciò che avviene tra coetanei: un buon osservatore si accorge delle situazioni, di chi è escluso, di chi è prepotente, di chi subisce. Senza diventare iperprotettivi, occorre bloccare sul nascere certi comportamenti perché far rispettare limiti e regole di convivenza è necessario oltre che educativo. I bambini e i ragazzi si aspettano che gli adulti reagiscano e mostrino di avere il controllo della situazione. Si aspettano che gli adulti li difendano dai loro stessi impulsi indicando appunto regole e limiti. Regole e limiti che loro testano continuamente, ma anche questo fa parte dell' apprendimento.


I ragazzi vanno ascoltati e capiti, hanno diritto a molte attenuanti, ma non riconoscergli alcuna responsabilità non li aiuta, anzi li priva di un'occasione per maturare e molti psicologi sono d'accordo nell'affermare che nel rapporto con il singolo è proprio sulla responsabilità individuale che bisogna puntare.
E per quanto riguarda le sanzioni, si può affermare che la sanzione educativa non è mai una contro-violenza, non ha carattere vendicativo, non umilia, non è una rappresaglia.
E' un mezzo e non un fine. Può servire a far comprendere ai soggetti interessati che cosa la comunità di aspetta da loro.
La sanzione educativa attribuisce a ognuno la responsabilità dei propri atti e fornisce un risarcimento alla vittima, ristabilendo l'equilibrio che è stato alterato.
Può anche capitare che non sempre si riesca a chiarire fino in fondo tutti gli aspetti di un episodio di bullismo, ma in una comunità la presenza di regole uguali per tutti è garanzia di giustizia, sancisce la preminenza della legge, non del singolo.


Detto tutto questo torno ad un vecchio cavallo di battaglia, e cioè all'importanza di avere uno psicologo scolastico che aiuti con la propria esperienza e la propria visione "esterna" gli alunni, i genitori e il personale scolastico ad individuare precocemente le situazioni a rischio e ad adottare quelle metodologie educative di ascolto ed empatia che aiutino gli alunni ad acquisire anche competenze di vita sociale e di relazione, fondate sul rispetto e l'accoglienza che portano alla gioia della condivisione.


Gingi Sangalli

CIRCOLO CULTURALE SANDRO PERTINI dell’isola d’Elba Presidente onoraria Diomira Pertini

Questo sito utilizza cookie utili a migliorare la consultazione delle nostre offerte.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento, acconsenti all’uso dei cookie.