UN INTERVENTO SUI PROBLEMI AMBIENTALI E DI COSTUME DI UN PORTOFERRIASE QUALIFICATO, L'ARCHEOLOGO DELL'UNIVERSITA' DI SIENA CAMBI. RIFLESSIONI AMPIE MA CHE MERITANO DI ESSERE LETTE NELLA SPERANZA DI RIUSCIRE A RITROVARE VOLONTA' E STRATEGIE DEL BUON  SENSO E DELLA DEMOCRAZIIA CAPACE DI TENER CONTO DELLE ESIGENZE REALI DELLA GENTE.
 
sabato 20 agosto 2011
DA ELBAREPORT
La spiaggia della Padulella. Mito, devastazione e qualche speranza


La prima immagine della Padulella, dopo lo scorcio della punta bianca che si protende nel mare, sono le sue ghiaie bianche picchiettate di nero e le sue “alghe”, ovvero le foglie morte della pianta sottomarina meglio nota come Posidonia. Capo Bianco si chiama così da sempre. La roccia di cui è composto (aplite) riflette la luce solare come uno specchio, tanto fa far risaltare in maniera evidente il piccolo promontorio nella massa scura dell’isola, servendo da prezioso punto di riferimento per i navigatori del passato (dai Fenici ai Greci e così via). Ci sono altri Capi Bianchi all’Elba: quello a nord di Porto Azzurro, la spiaggia delle Pietre Albe a Chiessi (in contrasto con Punta “Nera”), altri casi simili fra Porto Azzurro e Punta Calamita. Un poeta greco del III secolo a.C. attribuiva alle picchiettature nere delle ghiaie dell’area portoferraiese un’origine mitica: gli eroi greci della nave Argo si erano fermati all’Elba durante il ritorno dall’impresa che li aveva conquistare il celebre “vello d’oro”; durante la sosta avevano organizzato delle gare atletiche e il sudore schizzato dai loro corpi aveva finito per macchiare i bianchi ciottoli.

La seconda immagine, ugualmente positiva, sono le barche bianche con la scritta rossa “Padulella” che con fortissimi equipaggi, maschi o femmine non importa, fanno pensare ad uno sport bello, vero, pulito, in cui chi ha vinto ha vinto e chi è arrivato secondo sportivamente si congratula. Capita anche, in uno sport come questo, dove le cose funzionano grazie all’entusiasmo dei volontari e ci si deve frugare in tasca per potere andare a gareggiare a Livorno o a Porto Venere, di diventare campioni italiani.
La terza immagine, invece, è brutta. E’ quella di una ruspa che, sullo sfondo dell’area di tutela biologica (35 anni fa, verrebbe da dire, avevamo maggiore sensibilità ambientale…), ripulisce la spiaggia dalle cosiddette “alghe”. Ora, queste alghe per decenni non hanno dato fastidio a nessuno ed erano addirittura prescelte da alcuni bagnanti per la loro morbidezza e dai bambini per giocare (in vari modi).
Da quando è venuto fuori il fenomeno delle mucillagini in Adriatico si è deciso, per pura suggestione emotiva, che la posidonia spiaggiata dalle mareggiate era brutta, sporca e cattiva. Alla Padulella si è deciso, sbagliando, di intraprendere una vera e propria guerra senza quartiere contro le posidonie. All’inizio della stagione balneare il Comune di Portoferraio manda la ruspa una prima volta; le alghe rastrellate sulla spiaggia sono accumulate nell’estremità ovest della spiaggia, che diventa così inagibile.
E’ un problema serissimo: le alghe, infatti, non si possono smaltire. In seguito, di questa improvvisata manutenzione si occupa il gestore del bar-ristorante sulla spiaggia.

Alla fine, c’è chi esulta per la rimozione delle odiate “alghe” e chi protesta perché queste operazioni sono fini a sé stesse. Di fatto, le ruspate non servono alla pulizia della spiaggia: cartacce, mozziconi di sigaretta e pezzi di plastica non vengono asportati ma semplicemente riseppelliti e mescolati alle ghiaie e alle alghe rimosse. Una serie di constatazioni restano, però. Le ruspe con i cingoli sbriciolano, o meglio spezzano, le ghiaie, cambiando passaggio dopo passaggio la struttura naturale della spiaggia, una spiaggia piccola, molto frequentata e delicata. L’erosione della spiaggia è aumentata progressivamente, con la adozione di queste drastiche misure, che fanno sempre più emergere la terra che si trova sotto le ghiaie. Non è un mistero, fra l’altro, che le posidonie morte hanno un effetto anti-erosivo per i litorali, così come quelle vive lo hanno per i fondali (http://it.wikipedia.org/wiki/Posidonia_oceanica).
Il problema ha diverse facce. Il primo, giuridico: a chi spetta la manutenzione di una spiaggia e chi ha il diritto di decidere come mantenerla e quali interventi fare? Il Comune, il Demanio, gli imprenditori che ne ricavano un profitto, le eventuali associazioni e circoli, i cittadini (che, non dimentichiamolo, hanno voce in capitolo, trattandosi di un patrimonio pubblico e quindi di un bene comune)?
Il secondo problema è pratico: come si gestisce una spiaggia balneare garantendone la sopravvivenza e la riproduzione? Io non sono un esperto ma credo di potere affermare che debba essere vietato l’uso dei mezzi cingolati e che, in ogni caso, si debbano rimuovere prima i rifiuti. Il turista del futuro chiederà spiagge pulite ma non tritate dai mezzi meccanici e, magari, potrà incuriosirsi ascoltando o leggendo il mito degli Argonauti. Forse potrebbe essere il momento di mettere al bando il fumo dalle spiagge, ne guadagneremmo tutti, fumatori e non, in salute e relax ed elimineremmo alla radice il problema degli indistruttibili mozziconi (vedi link a fondo pagina NDR)
Ci hanno già pensato a Bibione (Veneto), potremmo provare a imitarli e magari a batterli sul tempo. Pensate a quanto potrebbe essere promozionale e attrattivo lo slogan: “Elba, le prime spiagge del Mediterraneo in cui non si fuma”. E’ una vaga idea di progetto, sulla quale potrebbero convergere le intenzioni di istituzioni, imprenditori, associazioni e cittadini.
E' inutile istruire i turisti a non portarsi via le ghiaie, come si legge dal depliant del Parco Nazionale Arcipelago Toscano e del Ministero del'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, pubblicato in collaborazione con la Regione Toscana, se, poi, si maltrattano le spiagge nel loro insieme.

(http://www.giornalettismo.com/archives/135685/vietato-fumare-in-spiaggia/).

Franco Cambi

CIRCOLO CULTURALE SANDRO PERTINI dell’isola d’Elba Presidente onoraria Diomira Pertini

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